Nuovo decreto flussi, tra selettività e procedure che si complicano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre il sistema degli ingressi per motivi di lavoro, ormai cronicamente in affanno, fatica a reggere il peso di una domanda reale che supera di gran lunga le quote stabilite annualmente, il governo prepara un nuovo decreto flussi che, stando alle intenzioni dichiarate, punta a una selezione ancor più rigorosa. L’impianto normativo, definito dal provvedimento convertito in legge alla fine di novembre, delinea una politica migratoria legata al lavoro che intende aderire, almeno sulla carta, alle esigenze del mercato, promettendo al contempo di snellire iter burocratici che, nei fatti, mostrano invece segni di ulteriore irrigidimento e rallentamento.

Ingressi extra-quota e nuovi criteri

Una delle novità di rilievo concerne l’ampliamento della platea per gli ingressi cosiddetti “extra-quota”, i quali, svincolati dal tetto numerico prefissato, includono ora anche le figure professionali dedicate all’assistenza domestica e familiare, come le baby sitter. A questo si accompagna una disposizione specifica, sancita da un decreto ministeriale pubblicato parallelamente, che favorisce il rientro in Italia per motivi di lavoro subordinato dei discendenti di cittadini italiani emigrati in determinati Paesi, identificati in base a rilevanti flussi emigratori del passato. Costoro, infatti, potranno fare ingresso senza essere conteggiati all’interno delle quote ordinarie, in un’ottica di recupero dei legami con l’origine italiana.

Procedure più lunghe e permessi di soggiorno

Se da un lato si allargano alcune maglie, dall’altro si assiste a un inasprimento dei tempi procedurali. Vengono infatti introdotte scadenze più stringenti, nonché nuovi controlli, per l’invio della richiesta di nulla osta e per la successiva formalizzazione del contratto di soggiorno, operazioni che, complessivamente, subiscono un allungamento. Per quanto riguarda i permessi di soggiorno già esistenti, la normativa interviene potenziando le discipline sulla loro conversione da un tipo all’altro. Viene inoltre estesa a un anno intero la validità dei permessi concessi a chi ha subito violenze, siano esse riconducibili a tratta, sfruttamento lavorativo o abiti in ambito domestico, ai quali viene assicurata anche la possibilità di accedere all’assegno di inclusione.

La sfida dell’applicazione concreta

L’architettura del nuovo decreto flussi, che pure introduce elementi di novità e di ampliamento in settori specifici, si scontra con la realtà di un meccanismo farraginoso, dove le promesse di celertà si infrangono spesso contro la mole di adempimenti e la carenza di risorse. L’enfasi posta sulla selettività, se da un lato risponde a una logica di programmazione degli ingressi, rischia di non cogliere appieno la dinamicità del tessuto produttivo, lasciando scoperti molti settori che pure richiedono manodopera. La sfida, quindi, si giocherà tutta nella capacità di applicare le norme senza generare ulteriori colli di bottiglia, in un equilibrio delicato tra esigenze di controllo e necessità economiche del paese.

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