Renzi: “Meloni vuole il Colle, noi la fermeremo”. E sul campo largo avverte: “Se segue Fiom e Travaglio, perde”
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Redazione Interno
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Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, torna a caricare il fronte politico in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, e lo fa con una doppia bordata che punta dritta al cuore del governo e del centrosinistra.
Da un lato, l’obiettivo dichiarato è quello di impedire a Giorgia Meloni di approdare al Quirinale, un disegno che l’ex presidente del Consiglio definisce legittimo sul piano formale ma inaccettabile su quello politico; dall’altro, l’avvertimento a quelle che definisce le “correnti” del campo largo è netto: se la coalizione progressista si lascerà trascinare dalle posizioni della Fiom e del direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, allora sarà il centrodestra a rivincere le elezioni.
Renzi ha ribadito questi concetti in più occasioni nelle ultime ore, tra un intervento televisivo su La7 e un’intervista rilasciata al Foglio, in cui ha tracciato le linee di una strategia che punta a ricompattare lo spazio riformista senza però cedere a veti o polemiche interne.
L’intervento in tv e il messaggio ai sindaci leghisti e di FdI
Ospite ieri sera della trasmissione “In Onda” su La7, insieme a Luca Telese, Marianna Aprile e Antonio Padellaro, Renzi ha voluto chiarire un punto che ritiene essenziale per qualsiasi ambizione elettorale. “Per vincere le politiche servono voti e unità, non veti e polemiche”, ha affermato, nel tentativo di mettere un argine alle frizioni che da mesi agitano il fronte progressista. Un messaggio che arriva mentre il dibattito interno al centrosinistra si fa sempre più acceso su temi come il lavoro, la giustizia e le alleanze.
Ma Renzi non si è limitato ai ragionamenti strategici: ha raccontato, con evidente soddisfazione, una storia che a suo dire dimostra la portata civile di una legge approvata dieci anni fa. “Alessandro è un sindaco di Fratelli d’Italia, Loris è un sindaco della Lega. Si sono uniti civilmente utilizzando la legge che abbiamo voluto, anche a costo di mettere la fiducia”, ha spiegato, rivendicando con orgoglio quella che considera una delle battaglie più importanti della sua esperienza di governo.
Un episodio che, nella narrazione del leader di Italia Viva, serve a sottolineare come le riforme possano superare gli steccati ideologici, anche quando arrivano da schieramenti opposti.
La partita del Quirinale e la mossa di Meloni
Ma è sullo scontro istituzionale che Renzi alza il tiro. In un’intervista al Foglio, il senatore ha letto la partita politica dei prossimi mesi a partire da un obiettivo preciso: impedire a Giorgia Meloni di arrivare al Colle. “Lei vuole andare al Quirinale, io mandarla a casa”, ha detto senza mezzi termini. Un’affermazione che arriva dopo le dichiarazioni della stessa presidente del Consiglio, che nelle scorse settimane avrebbe rotto gli indugi sul suo futuro, indicando nel Capo dello Stato la prossima tappa del suo percorso politico.
“A Giorgia non basta Palazzo Chigi, lei vuole il Colle più alto”, ha commentato Renzi, respingendo però le accuse di chi ha bollato questa mossa come “eversiva”. “Si tratta di una mossa politicamente del tutto legittima”, ha riconosciuto. “Ma è altrettanto legittimo – e nostro dovere – contrastare questo disegno”. La posta in gioco, dunque, non è la legalità costituzionale, ma la tenuta di un equilibrio che Renzi ritiene pericoloso per il Paese.
La strategia del leader di Italia Viva non prevede un attacco frontale alla premier, quanto piuttosto la costruzione di una coalizione alternativa capace di presentarsi agli elettori con un programma credibile e, soprattutto, compatta.
Il monito al campo largo: “Se va dietro a Fiom e Travaglio, Meloni rivincerà”
Il vero bersaglio della riflessione renziana, però, è il centrosinistra. Renzi è convinto che la sconfitta alle prossime politiche sia già scritta se il cosiddetto “campo largo” continuerà a inseguire le posizioni più radicali della sinistra sindacale e dell’area antagonista. “Non voglio i voti di Avs e M5S”, ha scandito, riferendosi ad Alleanza Verdi e Sinistra e al Movimento 5 Stelle, con un distinguo che suona come una presa di distanza netta.
Per l’ex premier, il rischio è che la coalizione si trasformi in un contenitore di istanze inconciliabili, allontanando l’elettorato moderato e consegnando di fatto la vittoria al centrodestra. Il richiamo alla Fiom e a Travaglio non è casuale: rappresenta il simbolo di una linea che Renzi giudica perdente, perché troppo ancorata a una visione ideologica e poco attenta alle esigenze del paese reale.
In questa fase, Italia Viva si propone come il perno di un riformismo che sappia parlare al centro, senza rinnegare le proprie radici ma anche senza farsi condizionare da ciò che definisce “la spina della sinistra”. La partita, insomma, è già aperta, e il leader di Italia Viva sembra intenzionato a giocarla fino in fondo, consapevole che il tempo per ricucire lo strappo con le altre forze progressiste è sempre più breve.
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