Strada in salita per la bici italiana, le vendite frenano e le e-bike arretrano
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Redazione Economia
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Presso lo stabilimento Pirelli, al confine tra Bollate e Paderno Dugnano, il clima è quello delle grandi occasioni mancate. Il settore ciclistico di Confindustria ANCMA ha scelto questa sede per diffondere i dati più recenti sull’andamento del mercato delle due ruote in Italia, e il responso, a conti fatti, è tutt’altro che confortante. A illustrare i numeri è stato Piero Nigrelli, responsabile dell’area per l’associazione, il quale ha messo in evidenza una fotografia complessa: il calo complessivo del 4% non racconta, infatti, soltanto di una lieve flessione, ma certifica la persistenza di quella saturazione del mercato che ormai da mesi tiene sotto scacco l’intera filiera. A essere in aumento, in questo contesto di stallo, è soltanto il volume dell’usato – un indicatore, questo, che segnala un ripiegamento della capacità di spesa o una maggiore attenzione al risparmio – mentre a subire la battuta d’arresto più pesante sono le e-bike, quelle stesse che negli anni scorsi avevano vissuto una stagione di boom inarrestabile.
Magazzini pieni e margini ridotti all’osso
Se si scende nel dettaglio delle dichiarazioni raccolte tra gli addetti ai lavori, emerge una realtà fatta di numeri pesanti e di bilanci in forte sofferenza. “Un anno pessimo”, ha dichiarato senza mezzi termini Massimo Panzeri, spiegando come le riduzioni si attestino nell’ordine del 30 per cento. Un crollo che, a suo dire, è il risultato diretto di magazzini ancora carichi alla fine del 2024, un’eredità pesante che ha bloccato i nuovi ordini e compresso la domanda. Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca Diego Turato, il quale ha aggiunto un ulteriore tassello al quadro: “Dai picchi del 2022 siamo scesi del 40%”. Un’emorragia di vendite che solo in apparenza viene tamponata dai ricavi; questi ultimi, se ancora reggono, è soltanto grazie a “grandi sacrifici sui margini”. In altre parole, per evitare il blocco totale, molti operatori stanno vendendo a costi ridotti, erodendo la redditività pur di smaltire le scorte accumulate.
La frenata delle e-bike e il paradosso della mobilità dolce
A rendere ancora più amaro il quadro è la coincidenza temporale. Proprio nel momento in cui, in tutte le metropoli del mondo, ma anche nei centri più piccoli, nelle province e perfino tra i borghi dell’Umbria, la sfida della mobilità alternativa si fa più pressante, i dati ci restituiscono un’Italia che pedala meno. L’obiettivo, chiaramente, sarebbe quello di sostituire l’auto con mezzi a impatto zero, e la bicicletta rappresenterebbe il miracolo tanto auspicato. Eppure, questa mattina di inizio primavera, ci si trova a registrare un paradosso: quando ci si aspetterebbe una spinta propulsiva verso la mobilità dolce, i numeri dimostrano esattamente il contrario. Il trasporto pubblico, che pure potrebbe costituire un valido compromesso, resta in larga parte un’opera incompiuta, ma il dato più eclatante riguarda il settore privato: le e-bike, considerate fino a poco tempo fa il traino inarrestabile del settore, sono oggi il fronte su cui si gioca la crisi più profonda.
Il peso dei furti e la questione della sicurezza
Non si può comprendere la piega del mercato, peraltro, senza considerare il clima di sfiducia che circonda l’utilizzo quotidiano delle biciclette. A tal proposito, la stessa ANCMA ha voluto sottolineare come la mancanza di investimenti infrastrutturali e l’annoso problema dei furti rappresentino un freno strutturale alla diffusione delle due ruote. “Pochi investimenti, troppi furti”, hanno sintetizzato dall’associazione, evidenziando come la percezione di insicurezza – sia per quanto riguarda l’incolumità fisica su strade poco protette, sia per la protezione del bene stesso – disincentivi l’acquisto di mezzi nuovi, specialmente quelli a trazione elettrica, che rappresentano un investimento economico significativo. Il rischio, in questo scenario, è che il mercato resti imprigionato in un circolo vizioso dove la domanda stenta a ripartire proprio mentre i produttivano cercano di smaltire le giacenze invendute, in attesa di una ripresa che al momento appare lontana.




