La rete di Adinolfi e i soldi spariti: «Ci siamo fidati, ora vogliamo indietro 80mila euro»
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria che coinvolge Mario Adinolfi, giornalista ed ex parlamentare finito ai domiciliari con l'accusa di truffa, si arricchisce di nuovi particolari che dipingono un sistema di promesse e raccolte fondi destinato, secondo le accuse, a finanziare uno stile di vita decisamente al di sopra delle proprie possibilità.
Le indagini della Guardia di finanza, coordinate dalla procura di Roma, hanno ricostruito un flusso di denaro che dai conti del cinquantacinquenne sarebbe confluito verso spese personali e gioco d'azzardo, mentre decine di risparmiatori attendono ancora la restituzione delle somme versate.
La coppia modenese e il gruzzolo per il matrimonio
Tra le persone che si sono rivolte agli inquirenti c'è una coppia di Modena che avrebbe versato circa 80mila euro, e il loro racconto è emblematico di quanto accaduto per molti altri. «Ci siamo fidati di lui», hanno dichiarato, spiegando che quei soldi rappresentavano il frutto di anni di sacrifici e risparmi messi da parte per il matrimonio, per i figli, per pagare le badanti.
Una quindicina di persone, per un importo complessivo che si aggirerebbe intorno al mezzo milione di euro, avrebbe affidato i propri risparmi ad Adinolfi sulla base di un meccanismo definito "scommessa collettiva", un gruppo social attraverso il quale sarebbero stati promessi rendimenti legati alle scommesse sportive. Promesse che, secondo le accuse, non solo non si sarebbero concretizzate, ma avrebbero portato alla perdita totale o parziale del capitale investito.
«Ha ingannato tutte queste persone a partire dal 2019, anno a cui risalgono i primi versamenti», hanno aggiunto i coniugi, sottolineando come molti degli ingannati fossero persone in condizioni di fragilità economica o particolarmente bisognose.
Le spese folli e l'accusa di appropriazione indebita
Il quadro che emerge dall'ordinanza firmata dal gip di Roma, e che ha portato alla misura cautelare degli arresti domiciliari, delinea un utilizzo dei fondi raccolti per finalità estranee a quelle dichiarate. Il canone d'affitto della casa di Adinolfi, 4.700 euro al mese, è stato pagato per circa quattro anni tra il 2020 e il 2025 utilizzando il denaro dei clienti, così come i 1.800 euro mensili versati alla madre.
Nella lista degli acquisti spiccano un orologio Omega da 45mila euro e un quadro dal valore di 42mila euro, acquisti che, secondo l'impostazione accusatoria, sarebbero stati possibili solo grazie ai soldi sottratti agli investitori. Il gip ha sottolineato come Adinolfi «faceva doni con i soldi dei clienti», un passaggio che qualifica la condotta come particolarmente grave proprio per la consapevolezza di utilizzare risorse altrui per finalità personali e di lusso.
Seicentomila euro in fumo tra casinò e sale da gioco
Una fetta consistente del denaro raccolto, tuttavia, non è finita in beni materiali o in spese quotidiane, ma ha preso la strada dei casinò. Dalle verifiche della Guardia di finanza è emerso che dai conti di Adinolfi sono partiti 678.093 euro verso case da gioco italiane e straniere, un flusso di denaro che ha attraversato località come Bratislava, Sanremo, Saint-Vincent, ma anche gli Stati Uniti, la Repubblica Ceca e la Slovenia.
Un vero e proprio tour del gioco d'azzardo che avrebbe prosciugato le disponibilità raccolte attraverso il gruppo social, alimentando un circolo vizioso in cui le perdite venivano compensate con nuovi versamenti da parte di ignari risparmiatori. L'ipotesi accusatoria, da confermare nelle sedi processuali, è che Adinolfi abbia utilizzato la sua notorietà e la sua credibilità per attrarre investitori, promettendo loro guadagni facili e certi derivanti dalle scommesse sportive, salvo poi destinare quelle somme a un utilizzo personale e dissennato.
Il profilo degli investitori e la speranza di riavere i soldi
La maggior parte delle persone che hanno affidato i propri risparmi ad Adinolfi, secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte, sarebbero simpatizzanti del movimento politico fondato dall'ex parlamentare, persone che avevano lavorato al suo fianco per anni e che riponevano in lui una fiducia incondizionata. «Tutta gente che ha lavorato per lui per anni», hanno spiegato i coniugi modenesi, e gli ingannati sono descritti come «deboli e bisognosi», un profilo che rende ancora più dolorosa la consapevolezza di essere stati traditi.
La speranza di molti, ora, è che il procedimento giudiziario possa fare chiarezza e portare almeno in parte al recupero delle somme perdute, anche se le disponibilità sequestrate appaiono al momento non sufficienti a coprire l'intero ammontare dei risarcimenti richiesti. L'inchiesta prosegue e gli inquirenti stanno verificando l'esistenza di eventuali ulteriori raggiri o di altre persone che potrebbero essere cadute nella stessa rete di promesse e illusioni.




