L'Europa rivede i dazi sulle auto elettriche importate dalla Cina
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Redazione Economia
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L'Unione Europea sta riconsiderando la sua decisione di imporre pesanti dazi sulle auto elettriche cinesi, una mossa che ha acceso le discussioni nelle ultime settimane. Questa sorta di corsa al protezionismo avrebbe potuto portare a un aumento del 38% del prezzo delle auto elettriche provenienti dalla Cina, un aumento che si sarebbe aggiunto al 10% dei dazi già esistenti.
Il piano cinese
Il piano della Cina per resistere alle tariffe dell'UE è complesso e si articola su due dimensioni interconnesse. Da un lato, ci sono intensi colloqui diplomatici tra Pechino e Bruxelles con l'obiettivo di trovare un compromesso e congelare le tariffe. C'è tempo fino al 4 luglio, ma se non dovesse arrivare un accordo entro quella data, i giganti cinesi del settore automobilistico entreranno in gioco.
Le aziende italo-tedesche e i nuovi dazi
Quasi l'80% dei membri della Camera di Commercio Italo-Germanica ritiene che l'approvazione di nuovi dazi europei sulle auto elettriche cinesi sia una misura utile. Più della metà del campione (57%) riconosce il valore dei nuovi dazi per la tutela del mercato unico europeo, ma sottolinea al tempo stesso come questi non siano sufficienti e come sia necessario che l'UE metta in campo risorse per sostenere attivamente le imprese europee.
La posizione di Pechino
Le consultazioni tra Cina e Unione Europea sull'indagine antisovvenzioni di Bruxelles sui veicoli elettrici cinesi, che hanno portato a un inasprimento dei dazi provvisori sulle importazioni a partire da luglio, non hanno al momento indotto alla ragione né sortito alcun effetto sulla presa di posizione di Pechino. Il premier Li Qiang, parlando alla cosiddetta Summer Davos, ha difeso lo sviluppo tecnologico della Repubblica Popolare contestando apertamente le misure economiche adottate dall'UE e dagli Stati Uniti e negando, per l'ennesima volta, la causa scatenante che ha portato la Commissione Europea alla decisione di introdurre tariffe che in alcuni casi possono sfiorare il 50% sulle auto fabbricate in estremo Oriente.




