Ad Alba l'ultimo saluto a Maria Franca Ferrero, la città in lacrime sotto la pioggia per la vedova di Michele

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un applauso lungo, sentito, capace di squarciare il grigio di un pomeriggio piovoso, ha salutato l'arrivo del feretro di Maria Franca Fissolo Ferrero nella cattedrale di San Lorenzo. Era poco prima delle quindici quando la bara, varcata la soglia del Duomo di Alba, ha portato con sé l'essenza di una donna che per la città langarola era molto più della vedova del fondatore dell'omonimo gruppo dolciario; era un punto di riferimento silenzioso e autorevole, una presenza discreta che ha scelto di vivere lontano dai riflettori pur essendone, per decenni, il cuore pulsante alle spalle. Le esequie, celebrate oggi pomeriggio, hanno trasformato piazza Risorgimento in un abbraccio collettivo, con una folla che, nonostante l'acqua caduta incessantemente, ha voluto esserci per condividere il dolore di una famiglia che ad Alba ha dato lavoro e, come sottolineato da più parti, ha sempre dimostrato un legame viscerale con il territorio.

Il corteo funebre, nel suo incedere solenne, ha visto stretti attorno al feretro i volti noti e meno noti della famiglia Ferrero. Giovanni, il figlio che oggi siede alla guida del gruppo, era affiancato dalla moglie Paola e dai figli Michele e Bernardo, segno evidente di una continuità generazionale che Maria Franca aveva potuto vedere e probabilmente guidare con la sua presenza amorevole. Pochi passi dietro, a comporre un quadro di dolore condiviso, Luisa, vedova del primogenito Pietro, scomparso prematuramente nel 2011, con i figli Michael, John e Marie Eder. Un nucleo familiare, quello Ferrero, che nella tragedia ha sempre mostrato una compattezza granitica, e la cerimonia odierna ne è stata l'ennesima, toccante riprova. La città, dal canto suo, ha risposto con il lutto cittadino decretato dal Comune, le bandiere a mezz'asta e le saracinesche abbassate, in un silenzio rotto solo dal crepitio della pioggia e dagli applausi al passaggio del corteo.

Il ricordo del vescovo Brunetti e il dolore di una comunità

All'interno della cattedrale, gremita in ogni ordine di posti, la voce del vescovo Marco Brunetti ha rotto il silenzio per tessere il ritratto di una donna che, a suo dire, apparteneva alla schiera dei giusti. Un'omelia, la sua, che ha evitato volutamente i toni agiografici per concentrarsi sulla sostanza umana di Maria Franca, sulla sua fede vissuta con riserbo e sulla capacità di essere vicina agli ultimi, come quando, negli anni, attraverso la Fondazione dedicata alla famiglia, aveva sostenuto progetti di respiro sociale e sanitario, dall'ospedale di Verduno fino a innumerevoli iniziative sul territorio. Non un funerale di Stato, nonostante la presenza di autorità come il ministro Guido Crosetto e il presidente della Regione Alberto Cirio, ma un funerale popolare, dove il dolore era autentico e si mescolava alla gratitudine per una signora che aveva fatto della riservatezza il suo tratto distintivo.

La commozione, del resto, era palpabile tra i banchi e fuori, dove un maxischermo era stato installato per permettere a chi non aveva trovato posto di seguire la celebrazione. Molti negozianti, come gesto spontaneo, avevano esposto in vetrina le fotografie della signora Ferrero, quasi a voler creare un ideale percorso di affetto che dalla periferia conducesse al cuore della città. Ed è stato proprio questo il segno più evidente del rapporto che legava Maria Franca ad Alba: un legame fatto di quotidianità, di gesti misurati, di presenza costante nonostante i dolorosi vuoti lasciati prima dalla morte del figlio Pietro e poi, nel 2015, da quella dell'amato marito Michele. Oggi, nella stessa cattedrale che aveva già ospitato quelle esequie, la comunità ha chiuso il cerchio, restituendo alla famiglia Ferrero un affetto che va oltre la semplice vicinanza formale.

La vita per Alba e per la Fondazione, oltre il mito della Nutella

Maria Franca Fissolo, nata a Savigliano nel 1939, non era solo la vedova del patron della Nutella o la madre dell'uomo più ricco d'Italia secondo le classifiche di Forbes. Il suo percorso, da interprete assunta in azienda nei primi anni Sessanta a presidente onorario a vita del gruppo, è stato segnato da un'eleganza innata e da una determinazione silenziosa. Dopo la morte di Michele, aveva scelto di tornare a vivere stabilmente nella casa di Altavilla, sulla collina albese, chiudendo idealmente il cerchio di una vita trascorsa tra viaggi e impegni internazionali. Da lì, aveva continuato a vigilare sulla Fondazione Ferrero, l'ente che incarna il motto "lavorare, creare, donare" e che rappresenta forse l'eredità più autentica della visione imprenditoriale e umana della coppia. Un impegno, il suo, che le era valso nel 2024 l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica, riconoscimento arrivato pochi mesi prima della scomparsa e che aveva accolto con la consueta, discreta sobrietà.

Ora che anche lei se n'è andata, all'età di ottantasette anni, nella sua casa circondata dalle colline che tanto amava, Alba si trova a fare i conti con un vuoto che non è solo quello lasciato da una figura iconica dell'imprenditoria. È la mancanza di una presenza rassicurante, di una signora che si confondeva tra la gente, che ascoltava e che, nei momenti di difficoltà, c'era sempre. Un lungo applauso ha salutato la sua uscita dal Duomo, mentre la pioggia continuava a bagnare le strade e i portici di una città in lutto, che oggi ha voluto restituire, in un abbraccio corale, almeno un frammento di tutto l'affetto che Maria Franca Ferrero le ha donato in una vita di discreta e operosa presenza.

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