Punta Leysser, valanga fatale: il racconto di Paolo Comune e la sfida dei soccorritori in un ambiente ostile

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è conclusa con un bilancio drammatico la giornata di scialpinismo di un gruppo di cinque persone, sorpreso nel primo pomeriggio di giovedì 19 febbraio dal distacco di una valanga sul versante di Punta Leysser, nel territorio comunale di Saint-Nicolas, in Valle d'Aosta. La massa di neve, staccatasi a una quota di circa 2550 metri, ha travolto due degli escursionisti, mentre gli altri tre componenti della comitiva, che era seguita da una guida alpina, sono rimasti miracolosamente illesi e hanno subito prestato i primi soccorsi ai compagni, estraendoli dalla neve. L'allarme è scattato immediatamente, intorno alle 13:30, ma le operazioni di salvataggio, coordinate dal Soccorso Alpino Valdostano, si sono rivelate fin da subito di una complessità estrema, come ha tenuto a sottolineare il direttore Paolo Comune nel corso delle dichiarazioni rilasciate al termine dell'intervento. Nonostante il tempestivo arrivo dei mezzi di soccorso, per uno degli scialpinisti travolti, un uomo di 54 anni, non c'è stato nulla da fare: le sue condizioni, già critiche al momento del recupero, si sono aggravate durante il trasporto, portandolo al decesso poco dopo il ricovero nell'ospedale di Aosta.

L'inferno di neve e vento: un rischio livello 4 che mette in ginocchio anche i tecnici

La sfida per i soccorritori non è stata determinata solamente dalla necessità di raggiungere in fretta i feriti, ma soprattutto dall'estrema pericolosità dell'ambiente in cui si sono trovati a operare. Il bollettino valanghe nella zona segnava un indice di pericolo "forte", pari a 4 su una scala di 5, un dato che da solo racconta la probabilità di distacchi anche provocati dal solo passaggio di uno sciatore. A questo si aggiungevano condizioni meteo proibitive, con scarsissima visibilità, vento forte e la formazione di cosiddette "placche a vento", accumuli di neve particolarmente insidiosi e instabili. «Un pericolo 4, con scarsa visibilità, vento e formazione di placche a vento risulta pericolosa anche per i soccorritori», ha dichiarato Paolo Comune, spiegando le ragioni di una manovra che ha visto l'elicottero costretto a lasciare la squadra a terra a 500 metri di distanza dal punto dell'incidente, costringendo otto uomini del Soccorso Alpino Valdostano, della Guardia di Finanza e del 118 a proseguire a piedi con sci e pelli di foca, in un contesto in cui ogni passo poteva rappresentare un ulteriore fattore di rischio.

Una squadra contingentata e la salita a piedi nella tormenta

La decisione di non far atterrare il velivolo in prossimità della valanga non è stata dunque dettata solo dall'impossibilità tecnica dovuta alla fitta nebbia, ma anche da una precisa strategia di sicurezza. «Abbiamo deciso di contingentare il numero di soccorritori, otto tra tecnici del SAV e del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, per non esporre al rischio troppe persone vista la presenza in zona di diverse placche ventose», ha aggiunto Comune, specificando che una seconda squadra era comunque pronta a intervenire qualora la prima avesse avuto bisogno di supporto. I soccorritori, lasciati a quota inferiore, hanno dovuto affrontare una risalita faticosa e pericolosa, consapevoli che il pericolo di un secondo distacco era tutt'altro che scongiurato. Una volta raggiunto il gruppo, i due scialpinisti erano già stati estratti dai compagni, ma le condizioni del più grave, in ipotermia, hanno reso necessaria una immediata stabilizzazione sul posto. Solo grazie a una breve schiarita, l'elicottero ha potuto infine recuperare i feriti per trasportarli a valle, dove però per il cinquantaquattrenne non c'è stato scampo. La dinamica dell'incidente è ora al vaglio della Guardia di Finanza, che ha raccolto le testimonianze dei sopravvissuti per ricostruire con esattezza le fasi del distacco e della travolgente slavina.

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