Valanga a Punta Leysser, il racconto del soccorso alpino: «Pericolo 4, situazione critica anche per chi è venuto a salvarli»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Ha parlato di «pericolo 4» e di una situazione talmente critica da mettere a repentaglio l’incolumità non solo degli scialpinisti coinvolti, ma anche di chi quel giorno è partito per trarli in salvo. Paolo Comune, direttore del Soccorso Alpino Valdostano, ha ripercorso le fasi di un intervento che si è giocato interamente in bilico tra la necessità di raggiungere i superstiti e l’obbligo, altrettanto impellente, di non esporre i propri tecnici a un rischio giudicato ormai fuori scala. La valanga si è staccata nel primo pomeriggio di giovedì 19 febbraio sul versante di Punta Leysser, nel comune di Saint-Nicolas, a un’altitudine di circa 2550 metri, travolgendo un gruppo di cinque persone impegnate in una scialpinistica lungo un itinerario considerato classico per gli appassionati del settore. Nonostante la chiamata ai soccorsi sia partita intorno alle 13.30, le avverse condizioni meteorologiche – una scarsa visibilità che rendeva il volo insidioso, accompagnata da vento forte e dalla formazione di pericolose placche a vento – hanno imposto ai piloti di desistere dal tentativo di un atterraggio diretto sul luogo del distacco.
La macchina dei soccorsi si è quindi mossa secondo una logica che ha dovuto fare i conti con la potenza della montagna. Una squadra composta da otto uomini – tecnici del Soccorso alpino valdostano, della guardia di finanza e personale sanitario del 118 – è stata sbarcata dall’elicottero a circa cinquecento metri a valle rispetto al punto in cui si era verificata la slavina, e da lì ha proseguito a piedi, utilizzando sci e pelli di foca per guadagnare quota e raggiungere i superstiti. Un percorso che, come spiegato da Comune, si è svolto sotto la costante minaccia di un ambiente ancora instabile: il grado di pericolo valanghe nella zona era stato classificato con l’indice 4, il secondo livello più alto sulla scala europea, un dato che da solo avrebbe dovuto suggerire la massima astensione da qualsiasi spostamento fuori pista. Quando i soccorritori sono finalmente arrivati sul posto, i due scialpinisti sepolti erano già stati estratti dalla neve dai loro tre compagni di cordata, rimasti miracolosamente illesi, ma le loro condizioni apparivano da subito molto diverse tra loro.
Il contingentamento dei tecnici e l’estrazione dei feriti
La decisione di limitare a otto il numero di operatori calati in zona non è stata, ha tenuto a precisare il direttore del Soccorso Alpino, una scelta logistica dettata dalla capienza del velivolo, bensì una precisa strategia per gestire l’emergenza. «Abbiamo contingentato il numero di tecnici – ha spiegato Comune – per non esporre al pericolo troppe persone», vista la presenza diffusa di quelle placche a vento che rappresentano un fattore scatenante di ulteriori valanghe. Una seconda squadra era comunque stata allertata e tenuta in stand-by, pronta a intervenire qualora i primi soccorritori avessero richiesto supporto o nel caso in cui la situazione fosse degenerata ulteriormente. Sul posto, una volta raggiunto il gruppo, i sanitari hanno stabilizzato l’escursionista che versava in condizioni più critiche, un uomo di 54 anni di nazionalità tedesca, in profondo stato ipotermico e con traumi maggiori; per l’altro ferito, invece, la prognosi appariva fin da subito meno preoccupante. Approfittando di una temporanea e fugace schiarita che ha permesso all’elicottero di riavvicinarsi, il ferito grave è stato imbarellato e caricato a bordo per essere trasportato d’urgenza all’ospedale regionale di Aosta.
La dinamica dell’incidente e il decesso in ospedale
Le manovre di rianimazione, iniziate già sul pendio e proseguite senza sosta durante il trasferimento in elivolanza, non si sono mai interrotte, ma una volta giunto al pronto soccorso l’uomo è deceduto a causa della gravità delle lesioni riportate nell’impatto con la valanga e della prolungata esposizione al freddo. L’altro scialpinista elitrasportato, le cui condizioni non sono mai state giudicate critiche, è stato invece ricoverato e tenuto in osservazione, e non risulta essere in pericolo di vita. Sulle cause esatte del distacco della massa nevosa – se questo sia stato provocato accidentalmente dal passaggio degli stessi scialpinisti o se si sia trattato di un evento spontaneo – stanno ora indagando i militari della guardia di finanza di Entrèves, che hanno ascolitato la guida alpina che accompagnava il gruppo tedesco e gli altri due escursionisti rimasti illesi, al fine di ricostruire con precisione gli ultimi istanti precedenti alla tragedia. Un elemento che complica il quadro, e che è stato ribadito più volte da Paolo Comune, riguarda la contestuale pericolosità per gli stessi soccorritori: la necessità di procedere a piedi per l’ultimo tratto, in un contesto di pericolo valanghe così elevato, ha reso l’operazione «molto delicata», con i tecnici costretti a valutare ogni singolo passo in un territorio che poteva trasformarsi in trappola da un momento all’altro.




