Istat, nuovo record di occupati: 24 milioni 363mila, tasso al 63,1%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato del lavoro italiano tocca il suo punto più alto da quando l'Istat ha iniziato a registrare le serie storiche. Nel secondo trimestre del 2026, il numero di occupati, al netto degli effetti stagionali, sale a 24 milioni 363mila unità, con una crescita di 155mila lavoratori rispetto ai primi tre mesi dell'anno, pari a un incremento dello 0,6%. Il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni raggiunge così il 63,1%, in aumento di 0,4 punti percentuali sul trimestre precedente.

Il quadro dei tassi e la dinamica annua

A fronte dell'aumento degli occupati, il tasso di disoccupazione risale lievemente allo 5,6%, segnando un più 0,1 punti in tre mesi, mentre il tasso di inattività scende al 33,0%, con una flessione di mezzo punto percentuale. Il dato congiunturale si accompagna a una performance tendenziale ancora più marcata: su base annua, il numero di lavoratori cresce di 246mila unità, con un incremento dell'1,0% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Nello stesso arco temporale, i disoccupati diminuiscono di 167mila unità, in calo del 9,8%, e gli inattivi tra i 15 e i 64 anni si riducono di 140mila unità, pari a meno 1,2%.

Donne, over 50 e dipendenti stabili trainano la crescita

La composizione della crescita occupazionale mostra una spinta significativa da parte di specifiche categorie. Le donne registrano un aumento di circa 90mila unità nel trimestre, mentre gli uomini crescono di 66mila. Il tasso di occupazione femminile, nel confronto su base annua, raggiunge il 54,6%, con un progresso di 6,6 punti percentuali dal 2016, quando si attestava al 48%. Il segmento degli over 50 continua a espandersi: gli occupati con più di cinquant'anni toccano quota 10 milioni 441mila, con un incremento di 108mila unità sul trimestre precedente e di 367mila in un anno.

I lavoratori nati prima del 1976 rappresentano ormai il 42,86% del totale, mentre coloro che non hanno ancora compiuto 35 anni sono quasi 5,33 milioni, pari al 21,87%.

Sul fronte contrattuale, i dipendenti a tempo indeterminato salgono a 19 milioni 48mila unità, con un aumento di 120mila unità in tre mesi, mentre i dipendenti a termine crescono di 18mila unità e gli indipendenti di 17mila. Il numero di lavoratori scoraggiati, ossia coloro che non cercano più attivamente un impiego, crolla del 14,2% in un anno.

Il Mezzogiorno e l'effetto della Zona Economica Speciale

Il contributo del Sud alla dinamica occupazionale nazionale risulta particolarmente rilevante. Il tasso di occupazione nel Mezzogiorno raggiunge il 51,1%, un nuovo massimo storico, con un incremento di 0,9 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2025. Secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, la Zona Economica Speciale unica ha svolto un ruolo determinante in questa evoluzione: le autorizzazioni uniche rilasciate sono 1.500, le domande di credito d'imposta superano le 17mila, con una programmazione di risorse di 10 miliardi per il periodo 2024-2028. Sbarra ha quantificato l'impatto economico complessivo in circa 60 miliardi di euro e 70mila ricadute occupazionali. Il quadro normativo del Bonus Zes prevede un esonero contributivo del 100% per i datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato, entro il 31 dicembre 2026, lavoratori over 35 disoccupati da almeno 24 mesi, con un beneficio fino a 650 euro mensili per un massimo di 24 mesi.

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