Trump ordina l’attacco all’Iran: la stampa internazionale divisa, proteste in Asia
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Redazione Esteri
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Nella notte tra il 21 e il 22 giugno 2025, gli Stati Uniti hanno colpito tre impianti nucleari iraniani – Fordow, Natanz e Isfahan – con bombardieri B-2 e missili Tomahawk. Il presidente Donald Trump ha definito l’operazione "un successo completo", ma le reazioni globali, dalla stampa alle piazze, rivelano un panorama complesso e polarizzato. L’azione militare, che rischia di trascinare Washington in un conflitto più ampio, ha già scatenato critiche per la sua apparente contraddizione con una delle promesse chiave della campagna elettorale di Trump: evitare nuovi coinvolgimenti bellici.
Tyler Austin Harper, su The Atlantic, osserva come l’intervento statunitense nel braccio di ferro tra Israele e Iran sembri violare proprio quell’impegno. "Trump non dovrebbe essere contrario alla guerra?", si chiede, sottolineando la coerenza che invece aveva caratterizzato il suo messaggio fino a poco fa. Tom Nichols, nello stesso giornale, evidenzia i rischi strategici dell’operazione, definendola una mossa "dall’esito imprevedibile". Intanto, nelle strade di Manila, centinaia di manifestanti hanno bruciato bandiere americane al grido di "Basta bombardare l’Iran e la Palestina!", mentre cartelli contro l’"imperialismo statunitense" denunciavano un’escalation percepita come ingiustificata.
In Europa, l’assenza di una risposta unitaria ha alimentato polemiche. "Dormivano tutti, i nostri governanti europei, italiani compresi", si legge in un commento che circola online, riferendosi alla passività delle capitali del Vecchio Continente. C’è chi, come alcuni analisti, parla di un’umiliazione per l’Ue, incapace di incidere sugli eventi mentre Washington agisce senza consultazioni. Altri sottolineano il ruolo di Israele e persino della Russia nell’influenzare la decisione di Trump, definito senza mezzi termini "il maggiordomo di Netanyahu".




