Tedofori delle Olimpiadi Milano-Cortina, la scelta dei vip esclude i campioni dello sport
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Redazione Sport
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In quella che dovrebbe essere la festa dello sport nazionale, risuonano voci di inattesa marginalità. Mentre la torcia olimpica percorre il paese in vista dei Giochi di Milano-Cortina, infatti, il percorso della fiamma sembra aver scavalcato alcuni dei volti più rappresentativi dello sport italiano, generando un amaro dibattito sulle scelte degli organizzatori. A sollevare pubblicamente la questione è stato Kristian Ghedina, il discesista italiano più vincente di sempre in Coppa del Mondo, con un palmarès che conta tredici vittorie e trentatré podi. L'atleta, originario proprio di Cortina d'Ampezzo, ha rivelato di non essere stato contattato per ricoprire alcun ruolo, né come testimonial né tantomeno come tedoforo, nonostante le sue radici nel territorio e la sua storia agonistica lo rendessero, almeno in apparenza, un candidato naturale. "Mi aspettavo di essere uno dei volti di questa Olimpiade", ha confidato Ghedina, "invece si sono dimenticati di me".
Una procedura anonima e la preferenza per i volti noti
Il meccanismo di selezione, stando alle ricostruzioni, avrebbe seguito una logica burocratica che poco ha tenuto conto del merito sportivo. Per candidarsi a portare la torcia, infatti, è stato necessario compilare un modulo online, una procedura standardizzata che ha messo sullo stesso piano ex campioni e semplici cittadini. Ghedina stesso ha dichiarato di aver presentato la sua richiesta attraverso quel canale, salvo poi vederla respinta. "Ho compilato il form per fare il tedoforo", ha spiegato, "ma mi hanno escluso. Hanno preferito i vip". Questo episodio, che ha dell'incredibile per molti appassionati, ha sollevato interrogativi sulle priorità della Fondazione Milano-Cortina 2026, chiamata a organizzare un evento che dovrebbe celebrare, prima di tutto, i valori dello sport e dei suoi protagonisti.
Non solo Ghedina: la testimonianza del preparatore di Tomba
La protesta non rimane isolata, trovando un eco significativo in un'altra figura di spicco del mondo sportivo. Giorgio D'Urbano, storico preparatore atletico di Alberto Tomba e attuale allenatore del Cesena, ha condiviso una esperienza analoga, descrivendo un "rammarico" profondo. Nonostante un curriculum che vanta il lavoro con campioni olimpici e la collaborazione con atleti di diverse discipline, culminati in un'infinità di medaglie vinte ai massimi livelli, anche la sua candidatura è stata scartata. D'Urbano ha raccontato che, pur ricevendo i complimenti per il suo straordinario percorso professionale, gli è stato comunque preferito "il vip di turno". La sua testimonianza rafforza l'impressione di una linea guida precisa, che privilegia la notorietà mediatica immediata rispetto al riconoscimento del valore tecnico e della dedizione allo sport.
Un caso che interroga il significato dell'evento
La vicenda, definita ormai pubblicamente come "il caso Ghedina", trascende la delusione personale di due professionisti e tocca il cuore simbolico dei Giochi Olimpici. L'episodio rischia di proiettare un'ombra sulla fase di avvicinamento alla kermesse, sollevando dubbi su chi debba realmente essere il protagonista di una simile celebrazione. L'aver relegato figure storiche come un ex atleta di vertice mondiale e un preparatore di leggende a semplici supplicanti di un modulo web appare, a molti osservatori, una scelta discutibile. La narrativa della fiaccola, che dovrebbe unire il paese attorno ai suoi eroi sportivi, rischia così di trasformarsi in un racconto di esclusioni, dove il bagliore della celebrità momentanea offusca i risultati conseguiti sul campo nel corso di una intera carriera. La questione resta aperta, mentre la torcia continua il suo viaggio attraverso l'Italia.




