Boldi escluso dai tedofori di Milano-Cortina, il comitato: "Dichiarazioni incompatibili"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La scelta di coinvolgere personaggi pubblici nel percorso della fiamma olimpica, una strategia che mira a coniugare il simbolismo dello sport con il richiamo mediatico, ha subito una brusca sterzata nel caso di Massimo Boldi. L’attore e comico, che avrebbe dovuto portare la torcia a Cortina d’Ampezzo il prossimo 26 gennaio, è stato formalmente rimosso dall’elenco dei tedofori dal Comitato organizzatore dei Giochi invernali Milano-Cortina 2026. La decisione, comunicata nella serata di sabato, arriva come diretta conseguenza di un’intervista rilasciata da Boldi a un quotidiano nazionale, nella quale le sue considerazioni sul ruolo sono state giudicate palesemente fuori linea rispetto ai principi fondanti dell’evento.

Il contenuto dell'intervista e la reazione istituzionale

Interrogato sulla sua imminente esperienza da tedoforo e sul suo rapporto con lo sport, Boldi ha infatti risposto con una battuta esplicita, definendo il proprio “sport preferito” con un termine volgare riferito all’atto sessuale e aggiungendo, in contrasto con l’imminente kermesse invernale, di amare più l’aperitivo che la neve. Dichiarazioni che, se da un lato rientrano nel personaggio grottesco e sopra le righe che l’attore ha costruito in decenni di carriera, dall’altro hanno spinto il Comitato a un rigido intervento. Nel comunicato ufficiale, senza citare direttamente le parole di Boldi, si precisa come la decisione di escluderlo segua “un’intervista nella quale sono state espresse opinioni ritenute incompatibili con i valori Olimpici e con i principi che guidano il lavoro del Comitato Organizzatore”. Una presa di posizione netta, che privilegia la tutela dell’immagine simbolica della Fiamma rispetto alla notorietà del personaggio, in un momento in cui la macchina organizzativa è sotto i riflettori mondiali.

Le scuse dell'attore e il peso dei gesti simbolici

Dinanzi alla revoca dell’incarico, Boldi ha infine presentato le proprie scuse, sostenendo di aver fatto una semplice “battuta, seppur colorita” e ribadendo, con autoironia, la propria identità di “sportivo della fa**a”. Tuttavia, la misura era ormai colma. L’episodio evidenzia, al di là del caso singolo, la sensibilità elevatissima che governa la gestione di eventi di tale portata, dove ogni gesto e ogni parola associata ai simboli olimpici viene scrutata e valutata in base a un codice di condotta non scritto ma stringente. La Fiamma, che rappresenta ideali di pace, unione e leale competizione, non ammette, agli occhi degli organizzatori, ambiguità o derive che possano offuscarne il messaggio, nemmeno quando provengono dalla comicità dissacrante di un ottantenne del cinema italiano.

Un precedente per il percorso della torcia

La vicenda, al di là delle reazioni immediate, segna dunque un precedente significativo per il resto del viaggio della torcia verso la cerimonia di apertura del 6 febbraio. Dimostra come il Comitato sia intenzionato a esercitare un controllo ferreo sul racconto pubblico dell’evento, separando nettamente le logiche dello spettacolo e dell’intrattenimento da quelle, considerate sacre, del movimento olimpico. Rimane l’amaro in bocca per una soluzione che poteva forse essere gestita in modo diverso, ma che ora consegna alle cronache uno scontro tra due linguaggi inconciliabili: da una parte la libertà espressiva, seppure grezza, di un comico; dall’altra il rigido protocollo di un’istituzione globale che non può permettersi deroghe alla propria immagine.

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