Massimo Boldi escluso dalla lista dei tedofori per le Olimpiadi dopo una battuta "sessista"
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Redazione Sport
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La Fondazione Milano Cortina 2026 ha ufficialmente rimosso Massimo Boldi dall’elenco dei tedofori che porteranno la fiamma olimpica verso i Giochi invernali del 2026. La decisione, irrevocabile e motivata con rigore, giunge a seguito di un’intervista rilasciata dall’attore, nella quale sono state individuate, secondo quanto riporta il Comitato, espressioni dichiaratamente “incompatibili con i valori Olimpici e con i principi che guidano il lavoro del Comitato Organizzatore”. L’organismo, che ha il compito delicatissimo di curare l’immagine e lo spirito dell’evento, non ha dunque accolto alcuna attenuante, operando una netta cesura tra la figura pubblica e il simbolo che la torcia rappresenta, ovvero un messaggio universale di pace, unità e rispetto.
Le parole dell'attore e la reazione del Comitato
Boldi, interpellato sulla vicenda, ha espresso rammarico attraverso un comunicato in cui ha tentato di ricostruire le proprie intenzioni. “Ho fatto una battuta che voleva essere leggera e ironica”, ha spiegato l’attore, “ma si è rivelata inopportuna e offensiva nei confronti delle donne e non in linea con i principi di rispetto e inclusione che ispirano il movimento olimpico”. La battuta in questione, una colorita definizione della propria passione sportiva pronunciata durante il dialogo con un giornale, ha superato, agli occhi degli organizzatori, il confine del lecito, configurandosi come un episodio lesivo della dignità e degli standard etici che la manifestazione intende promuovere. Di qui l’atto amministrativo, secco e senza appello, che ha di fatto estromesso il comico dal cerimoniale, privandolo di un ruolo che, al di là dell’onore, implica una precisa assunzione di responsabilità pubblica.
Il percorso della fiamma e le storie degli altri tedofori
La vicenda, per quanto riguardi un personaggio noto, non oscura il percorso della fiamma e il racconto collettivo che essa sta tessendo attraverso l’Italia. Su un social network come Facebook, ad esempio, esiste un gruppo dedicato a persone comuni – non atleti, stakeholder o vip, ma semplici appassionati – selezionati dopo il lancio delle candidature durante un’edizione del Festival di Sanremo. Tra di loro figura Angelo Motta, di Porto Tolle, la cui testimonianza aggiunge un tassello di genuinità al grande racconto olimpico. Motta ha descritto l’emozione provata nel momento del passaggio di consegne, quando il tedoforo precedente, visibilmente in difficoltà, ha rischiato di cadere. “Nella mia testa pensavo: ‘ti prego, tieni duro’”, ha raccontato, “poco dopo l’uomo è svenuto. Allora l’ho aiutato a rialzarsi e l’ho sorretto fino all’arrivo”. Un episodio di solidarietà spontanea che, come lo stesso Motta ha sottolineato, gli ha regalato “una felicità nelle ossa” indelebile, mostrando il lato più autentico e umano di un rito che va ben oltre la coreografia.
Una decisione che riflette i valori del movimento
L’esclusione di Boldi, dunque, si inserisce in un quadro ben più ampio di definizione e tutela di un patrimonio valoriale che il Comitato ritiene non negoziabile. Mentre la torcia continua il suo viaggio verso lo stadio di San Siro a Milano, dove il braciere verrà acceso il 6 febbraio, la scelta compiuta dalla Fondazione segnala una precisa volontà di coerenza. Si tratta di un messaggio chiaro, rivolto non solo all’opinione pubblica ma a tutti i portatori di interesse: la fiamma olimpica, con il suo carico simbolico millenario, non può essere associata a contenuti che, anche se velati come battuta, risultino in contrasto con i fondamentali etici dell’inclusione e del rispetto per ogni individuo. La macchina organizzativa prosegue il suo cammino, concentrata sugli aspetti operativi e sulla celebrazione dello sport, lasciandosi alle spalle una polemica che, pur coinvolgendo un nome famoso, non ne intacca il percorso né ne devia gli obiettivi fondanti.




