Il Vaticano volta pagina: lo Ior aderisce a Basiele III e pubblica il primo report di sostenibilità
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Redazione Economia
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Un tempo bastava accostare le parole “Vaticano” e “Ior” per evocare, con un alone di mistero, una finanza percepita come distante e refrattaria alle logiche dei mercati regolati. Oggi, invece, la stessa istituzione sceglie volontariamente di calarsi nel linguaggio tecnico e negli standard più rigorosi della comunità finanziaria globale, segnando una discontinuità netta con epoche passate. L’Istituto per le Opere di Religione, infatti, ha reso pubblico il suo primo Rapporto di sostenibilità, un documento che, sebbene non imposto da alcun obbligo esterno, mira a delineare con chiarezza i nuovi parametri operativi e valoriali a cui si intende ispirare la sua attività, aprendo una fase inedita per i suoi conti.
Il nuovo percorso tra trasparenza e adesione a standard internazionali
La svolta, che molti osservatori definiscono storica, non si limita alla pubblicazione del report ambientale, sociale e di governance (ESG), ma si concretizza nell’adesione formale ai principi di Basilea III. Quest’ultima, che è la regolamentazione bancaria internazionale più severa in materia di stabilità patrimoniale e gestione del rischio, impone un livello di trasparenza elevatissimo, sancito dalla pubblicazione dell’informativa cosiddetta “Pillar III”. Tale scelta, volontaria e non obbligatoria per un istituto dalle caratteristiche peculiari come lo Ior, equivale di fatto a sottoporsi al medesimo scrutinio cui sono tenute le grandi banche commerciali, un segnale forte verso l’esterno per dimostrare l’intenzione di operare con criteri ormai universali.
I paletti sugli investimenti e la chiarificazione dell’attività creditizia
All’interno del rapporto, che fotografa un percorso di trasformazione ancora in atto, vengono esplicitati con precisione i confini etici degli impieghi finanziari. Viene ribadito, coerentemente con la Dottrina sociale della Chiesa, il divieto di investire in settori considerati incompatibili, come quello degli armamenti, delle pratiche abortive o legate alla contraccezione. Parallelamente, il documento offre una precisazione significativa sulla natura creditizia dell’istituto, chiarendo una questione emersa anche in recenti indagini giudiziarie. Lo Ior, che non essendo una banca in senso tecnico non eroga credito commerciale, ha specificato che l’unica forma di prestito concessa riguarda esclusivamente i dipendenti della Santa Sede, per un ammontare complessivo di 859 mila euro nell’ultimo esercizio, destinato a bisogni personali e familiari come l’abitazione, le spese sanitarie o l’istruzione.
Un bilancio che guarda al futuro oltre le ombre del passato
Questa operazione di trasparenza, che passa attraverso la meticolosa adozione di standard internazionali e la pubblicazione di dati prima riservati, rappresenta il tentativo più strutturato di voltare definitivamente le spalle a un’epoca caratterizzata da opacità e da scandali finanziari, alcuni dei quali sono ancora al centro di procedimenti giudiziari che procedono con il loro iter. La ricostruzione dell’istituto, pertanto, non riguarda solo gli assetti patrimoniali o gestionali, ma punta a rifondarne l’immagine e la credibilità sul mercato globale, ancorando la sua esistenza futura a pilastri di sostenibilità e di rigore contabile che ne rendano più leggibile, e quindi più difendibile, ogni operazione.




