Vaticano, il cardinale Petrocchi nominato presidente della Commissione dello Ior
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Redazione Interno
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Un cambio al vertice, dettato dalle regole e dal tempo che scorre, segna una nuova fase per l’Istituto per le Opere di Religione. La Commissione Cardinalizia, che ne rappresenta il massimo organo di governo, ha infatti annunciato l’avvicendamento tra il cardinale Christoph Schönborn, costretto a lasciare la presidenza per il raggiungimento dei limiti di età, e il cardinale Giuseppe Petrocchi, chiamato a subentrargli. L’arcivescovo emerito dell’Aquila, che già sedeva nell’organismo dal 2020 e che attualmente ricopre anche incarichi nel Consiglio per l’Economia e nel Dicastero per il Clero, si trova così a guidare una struttura fondamentale per la vita della Santa Sede, la cui gestione operativa quotidiana resta affidata, sotto il profilo tecnico, al Consiglio di Sovrintendenza presieduto dal banchiere Jean-Baptiste de Franssu.
Un passaggio di consegne atteso
La nomina, che segue un mandato durato dodici anni, non giunge inaspettata e si configura come un passaggio istituzionale, privo di quelle scosse che in passato hanno talvolta accompagnato le vicende dell’istituto. La scelta è ricaduta su una figura che, pur non essendo un tecnico di finanza, conosce ormai da anni i meccanismi e gli equilibri dello Ior, avendo avuto modo di osservarne da vicino il funzionamento in qualità di membro della Commissione stessa. Questo, probabilmente, garantisce una certa continuità nella supervisione di un ente che, negli ultimi tempi, ha lavorato per consolidare un’immagine di trasparenza e di adeguamento agli standard internazionali, anche attraverso collaborazioni con autorità di vigilanza esterne.
Gli incarichi e il profilo del nuovo presidente
Il cardinale Petrocchi porta con sé, oltre all’esperienza maturata nella guida dell’arcidiocesi dell’Aquila, un profilo curiale consolidato, essendo impegnato in due dicasteri centrali della Curia romana. Questa duplice veste, di pastore e di amministratore, gli fornisce una prospettiva articolata, utile per un ruolo di governo che non è solo finanziario ma anche, e forse soprattutto, di garanzia e di indirizzo in linea con le finalità pastorali dell’istituto. La sua nomina ha già raccolto espressioni di plauso da parte di alcuni esponenti politici, come il senatore Guido Liris, che ha parlato di “un incarico di grande responsabilità e prestigio”, sottolineando come la scelta sia stata accolta con favore in determinati ambienti.
Il contesto e le sfide dello Ior
L’Istituto per le Opere di Religione, spesso indicato con l’espressione “banca vaticana”, ha vissuto stagioni complesse, segnate da inchieste giudiziarie che ne hanno messo in luce criticità e opacità, alcune delle quali connesse a vicende di cronaca nera i cui risvolti processuali hanno coinvolto, in passato, anche personaggi legati all’ambiente finanziario romano. Oggi, dopo un percorso di riforma e di adeguamento normativo, l’ente si trova a operare in uno scenario globale reso più volatile da tensioni geopolitiche e da incertezze economiche, che pongono sfide non banali per la gestione del patrimonio affidatogli. Il compito del nuovo presidente, in questo quadro, sarà quello di vigilare affinché la missione istituzionale dello Ior, finalizzata al servizio della Chiesa cattolica nel mondo, proceda in maniera sicura e ineccepibile, sotto il profilo etico e tecnico, preservando la fiducia dei suoi correntisti, che sono per lo più enti e persone legate alla realtà ecclesiale.




