Giovanni Boscia nuovo direttore generale dello Ior, succede a Gian Franco Mammì
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Redazione Esteri
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Sarà Giovanni Boscia, a partire dal primo ottobre 2026, il nuovo direttore generale dell’Istituto per le Opere di Religione, lo Ior. La nomina, che segna un passaggio cruciale per la banca vaticana, è stata ufficializzata dallo stesso istituto e va a completare il rinnovamento dei vertici voluto da Papa Leone XIV. Boscia subentra a Gian Franco Mammì, il quale, dopo undici anni di servizio, concluderà il proprio mandato per raggiunti limiti di età, rimanendo in carica fino al 30 settembre 2026.
La decisione, deliberata dal Consiglio di Sovrintendenza e successivamente approvata dalla Commissione Cardinalizia di Vigilanza, arriva al termine di un periodo di transizione che ha visto il Pontefice rinnovare progressivamente i ruoli chiave della governance dell'istituto, dalla commissione cardinalizia alla presidenza del Consiglio di Sovrintendenza.
Una governance solida e trasparente al centro della transizione
In una nota ufficiale diffusa dallo Ior, l’operazione di successione viene inquadrata all’interno di un disegno più ampio volto a rafforzare l’architettura istituzionale dell'istituto. La nomina, si legge nel comunicato, «riflette un sistema di governance solido, fondato sulla chiara distinzione tra gli organi di vigilanza, di indirizzo strategico e di gestione, e orientato a garantire trasparenza e stabilità».
Si tratta di un principio che, negli ultimi anni, ha guidato le riforme interne dello Ior, impegnato a rispondere agli standard internazionali in materia di prevenzione del riciclaggio e trasparenza finanziaria, senza mai tradire la propria missione di servizio alla Santa Sede e alla Chiesa cattolica. L'approvazione da parte della Commissione Cardinalizia, presieduta dal cardinale Angelo De Donatis, sancisce la piena condivisione della scelta da parte del vertice religioso, a testimonianza di un percorso condiviso tra l’autorità ecclesiastica e il management dell'ente.
Il profilo di Boscia e l’eredità di Mammì
Giovanni Boscia, che assumerà la guida operativa dell’istituto con sede nel Torrione Niccolò V, vanta una lunga carriera nel settore bancario e finanziario italiano, maturata in contesti caratterizzati da elevata complessità gestionale e da un forte presidio dei rischi normativi. La sua nomina, pur rappresentando una novità, viene letta come un segnale di continuità rispetto al lavoro svolto dal suo predecessore.
Gian Franco Mammì, infatti, era stato chiamato da Papa Francesco per condurre una fase di profondo risanamento e riorganizzazione interna, un vero e proprio "repulisti" che ha ridefinito gli assetti operativi e ha introdotto criteri di gestione più rigorosi. La sua uscita di scena, che avviene al termine di un mandato undicennale, segna la fine di un'era per lo Ior, ma la scelta di Boscia suggerisce che l'istituto intende proseguire lungo la strada tracciata, consolidando i risultati raggiunti e garantendo quella stabilità che è considerata essenziale per l'istituzione.
Il completamento del rinnovo voluto da Leone XIV
La sostituzione al vertice del direttorato generale rappresenta l'atto conclusivo di un più ampio riassetto della governance dello Ior, avviato nei mesi scorsi da Papa Leone XIV. Il Pontefice, che ha già provveduto al rinnovo della Commissione cardinalizia di vigilanza, della presidenza del Consiglio di Sovrintendenza e del board dell'istituto, ha così completato il ricambio dei principali organi decisionali.
Questo disegno organico, che interessa sia il profilo spirituale che quello amministrativo, è finalizzato a dotare la banca vaticana di una struttura in grado di operare con efficacia e trasparenza nel contesto finanziario globale, tenendo conto delle evoluzioni normative e delle esigenze di trasparenza richieste dall'ecosistema internazionale.
La transizione, che si concluderà formalmente con l'insediamento di Boscia il primo ottobre, si presenta quindi come un passaggio ordinato e programmato, che conferma l'attenzione della Santa Sede verso una gestione moderna e responsabile delle proprie risorse economiche.




