La tentazione (argento) dell’Inter: decima Coppa Italia e quella stellina che la Juve non ha mai voluto

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter, non si è concesso tregua nemmeno all’indomani della matematica conquista del ventunesimo scudetto nerazzurro – un tricolore che, va detto, porta la sua firma anche nella costruzione della squadra – e già proietta il club verso un altro obiettivo concreto, quell’appuntamento del 13 maggio all’Olimpico contro la Lazio che vale la finale di Coppa Italia. Ospite ai microfoni di “Radio Anch’io lo Sport”, Marotta ha infatti riaperto un dibattito che, curiosamente, lo vedeva coinvolto in un’altra vita professionale: era l’anno del 2015, lui sedeva su una poltrona dirigenziale della Juventus, e già allora si discuteva di una stella d’argento per celebrare le dieci Coppe Italia vinte. Ma la Vecchia Signora, nonostante i numerosi successi nel torneo, non ha mai formalizzato quella richiesta. E oggi, a distanza di undici anni, la questione torna d’attualità con i colori dell’Inter.

Il regolamento non vieta, ma nemmeno autorizza: il vuoto normativo che nessuno ha colmato

Cosa dice esattamente il regolamento della Coppa Italia? Sulla carta, nulla di esplicito. Non esiste una disposizione della Lega o della Figc che preveda l’uso di una stella distintiva – argento, oro o di qualsiasi metallo – per festeggiare un determinato numero di successi nella coppa nazionale. Il simbolo, va precisato, nascerebbe dunque da un’iniziativa autonoma del club, una sorta di «operazione merchandising» come l’ha definita apertamente la Gazzetta dello Sport. Se l’Inter vincesse la finale contro la Lazio – e quindi conquistasse la decima Coppa Italia della propria storia – il club di Marotta potrebbe presentare formale richiesta alla Federcalcio per apporre sulla maglia una stellina argentata, affiancandola alle due stelle d’oro (che rappresentano i venti scudetti, anche se ormai ne sono arrivati ventuno) e alla tradizionale coccarda tricolore del campione d’Italia in carica. Una sovrapposizione di simboli, quest’ultima, che non ha precedenti nel calcio italiano.

Il retroscena del 2015: Marotta e quella Juve che lasciò perdere

Proprio undici anni fa, quando la Juventus aveva già abbondantemente superato la decima Coppa Italia – tra il 2014 e il 2015 i bianconeri vinsero quattro edizioni consecutive del torneo – si parlò per la prima volta della stella d’argento. Marotta, allora amministratore delegato della Juve, conosceva bene la pratica. Eppure il club non presentò mai un’istanza ufficiale. Le ragioni di quel silenzio non sono mai state chiarite nei dettagli, ma tra le stanze societarie circolava l’idea che l’iniziativa potesse essere percepita come un’operazione estetica di poco conto, quasi una forzatura commerciale priva di solida base regolamentare. Oggi, con l’Inter sull’orlo del traguardo (mancano solo i novanta minuti contro la Lazio), Marotta sembra aver cambiato idea. «Sarebbe bellissimo per noi e soprattutto per Chivu – ha detto riferendosi all’allenatore della Primavera che guiderà la squadra in finale? No, attenzione: il riferimento è alla prima squadra, ma la citazione è chiara – avere il diritto a quella stellina». Un’ammissione pubblica che trasforma la curiosità in un obiettivo dichiarato.

Il possibile scenario: quanti simboli sulla maglia? Una questione di spazio e di precedenti

Se l’Inter battesse la Lazio, la proposta per la stella d’argento partirebbe nei giorni successivi alla gara. Non c’è un iter definito, ma gli addetti ai lavori sanno bene che ogni modifica delle divise da gara deve ricevere l’ok della commissione tecnica federale. E qui sorgerebbe un dilemma pratico: sulla stessa maglia, nella prossima stagione, l’Inter potrebbe trovarsi a cucire lo scudetto (simbolo del campione d’Italia), la coccarda tricolore (che già di per sé rappresenta la coppa nazionale vinta l’anno precedente), due stelle d’oro per i venti scudetti (e con il ventunesimo si riaprirebbe il dibattito sulla terza stella, ma quella è un’altra storia) e infine la stellina argentata per la decima Coppa Italia. Un catalogo araldico, verrebbe da dire, che rischierebbe di congestionare il petto dei giocatori. «Un affare anche per il merchandising» ha commentato la rosea, suggerendo che dietro l’iniziativa ci sia una precisa strategia di vendita. Né si può escludere, d’altra parte, che altre società – in primis la Juventus, che pure di Coppe Italia ne ha vinte quindici – potrebbero opporsi per non dover poi giustificare la propria storica astensione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.