Maturità, terzo studente veneto rifiuta l’orale: la protesta arriva al liceo Canova di Treviso
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Redazione Interno
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Non è un caso isolato, ormai, ma un fenomeno che si ripete. Dopo Gianmaria Favaretto, del liceo scientifico Fermi di Padova, e Maddalena Bianchi, del Galilei di Belluno, un terzo studente veneto ha scelto di non presentarsi all’esame orale della maturità. Stavolta è toccato al liceo classico Canova di Treviso, dove lo studente – che aveva già raggiunto i 60 punti necessari per il diploma – ha deciso di non sostenere la prova, cogliendo di sorpresa i commissari.
La scelta, come nelle precedenti occasioni, nasce da una critica al sistema di valutazione, accusato di alimentare una competitività eccessiva e di ridurre l’apprendimento a un mero calcolo numerico. «I nostri voti non sono dei like ai vostri post», ha commentato Mariarita Ventura, dirigente scolastica del Canova, sottolineando come il gesto, pur legittimo, rischi di svuotare il significato stesso dell’esame.
Maddalena Bianchi, la studentessa di Belluno che per prima aveva rifiutato l’orale, aveva spiegato le sue ragioni in una lettera inviata al ministro Giuseppe Valditara attraverso la Rete degli Studenti Medi. «Un ambiente troppo competitivo diventa disumanizzante», aveva scritto, denunciando una scuola che, a suo dire, premia più la performance che la crescita personale.
Le reazioni a queste proteste si sono divise tra chi le interpreta come un atto di coraggio e chi le considera un rifiuto sterile. C’è chi parla di «retorica militarista», associando il gesto a una ribellione fine a sé stessa, e chi invece lo difende come una presa di posizione necessaria. Ma al di là delle polemiche, ciò che emerge è un malessere diffuso, che va oltre la singola protesta e interroga il sistema nel suo complesso.
Quello che accomuna i tre studenti è la convinzione che il voto, da strumento di valutazione, si sia trasformato in un fine, alterando il rapporto con lo studio. Senza contare che, in tutti i casi, il rifiuto è stato possibile proprio perché avevano già accumulato i crediti necessari per diplomarsi, rendendo l’orale – almeno dal punto di vista formale – superfluo.




