Maturità, cresce la protesta degli studenti: in Veneto e Toscana rifiutano l’orale
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Redazione Interno
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Non è un caso isolato, ormai, ma una tendenza che si consolida. Dopo Gianmaria Favaretto, studente del liceo scientifico Fermi di Padova, e Maddalena Bianchi, del Galilei di Belluno, un terzo maturando ha scelto di non presentarsi all’esame orale. Stavolta al liceo classico Canova di Treviso, dove lo studente, già in possesso dei 60 punti necessari per il diploma, ha opposto un silenzio plateale alla commissione. Una scelta che, sebbene legittima, ha sorpreso i docenti, abituati a considerare la prova finale un passaggio imprescindibile del percorso scolastico.
La preside del Canova, interpellata dai colleghi, ha reagito con un messaggio diretto ai ragazzi: «I nostri voti non sono like ai vostri post», sottolineando come il sistema di valutazione non possa essere ridotto a una semplice approvazione sociale. Ma la replica degli studenti, che pure non si organizzano in un movimento strutturato, sembra andare oltre: per loro, il rifiuto dell’orale non è un gesto di sfida fine a se stesso, bensì una critica radicale a un esame considerato anacronistico.
A complicare il quadro, il caso di Firenze, dove un quarto maturando – iscritto a una scuola privata – ha replicato lo stesso schema il 2 luglio scorso. La commissione, attraverso una lettera aperta, gli ha rivolto un appello: «Crescere non significa andare avanti grazie alle furbate». Un tono che, come già accaduto con le prese di posizione del ministro Valditara, oscilla tra la preoccupazione educativa e l’incomprensione di un malessere diffuso.
Proprio il ministro, del resto, ha annunciato una riforma degli esami per «prevenire queste forme di protesta», senza però entrare nel merito delle ragioni che le alimentano. Radioimmaginaria, la voce degli adolescenti, ne ha parlato a lungo, evidenziando come molti studenti percepiscano la maturità come un rito vuoto, svincolato dalle loro effettive competenze.




