Maturità, il silenzio come protesta: rischi e ragioni di un gesto estremo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre proseguono gli esami di Stato, cresce il numero di studenti che scelgono la "scena muta" all’orale, rifiutandosi di rispondere alle domande della commissione. Un atto di protesta contro un sistema percepito come distante, che però espone al rischio concreto della bocciatura, legittima secondo le norme vigenti. Quello che emerge è un dialogo tra sordi: da una parte una generazione che esprime disagio, dall’altra un’istituzione che risponde con sanzioni invece che con l’ascolto.

Daniele Novara, pedagogista e fondatore del CPP, prende posizione a favore dei ragazzi. «Esprimo nuovamente la mia solidarietà a chi ha scelto di non sostenere l’orale», afferma, sottolineando come questi gesti siano sintomo di un malessere reale. «Punire non serve a nulla», aggiunge, criticando un approccio che trasforma la scuola in un campo di battaglia anziché in uno spazio di confronto.

Intanto, in Veneto si registra il terzo caso di uno studente – un 18enne del Liceo classico Canova di Treviso – che, pur rifiutando il colloquio, ha ottenuto il diploma grazie ai crediti accumulati, finendo con un voto di poco superiore al 60. Una possibilità che il ministro Giuseppe Valditara intende cancellare: la sua proposta prevede la bocciatura automatica per chi non sostiene l’esame orale.

Le motivazioni degli studenti sono spesso legate a tensioni personali o a un senso di inadeguatezza. «Questi prof pensano solo ai voti e non capiscono le mie difficoltà», ha spiegato Maddalena Bianchi, del liceo scientifico Galilei di Belluno, seconda in Veneto dopo Gianmaria Favaretto, 19enne del Fermi di Padova, che nella stessa situazione è riuscito a diplomarsi.

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