Il giallo di Civitella Alfedena, Sarah e Alisya sparite nel nulla. Il padre: «Qualcuno le ha portate via»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non c'è traccia, ormai da giorni, di Sarah e Alisya Di Giacinto, rispettivamente di 12 e 16 anni, scomparse dalla comunità educativa Ofh Hope di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila. Le due sorelline, originarie di Minturno, si sarebbero allontanate dalla struttura nella notte tra sabato 6 e domenica 7 giugno, e da allora di loro si sono perse le tracce.

Un silenzio, quello che avvolge la sorte delle due minorenni, che getta nello sconforto il padre Stefano, il quale ha lanciato un disperato appello nel programma "Storie Italiane" su Rai 1, e alimenta al contempo l'attività investigativa della Procura di Sulmona, che ha aperto un fascicolo per sottrazione di minori, ipotizzando il concorso di terze persone nell'allontanamento.

La dinamica della scomparsa e l'isolamento della struttura

Secondo una prima ricostruzione, effettuata dai carabinieri della Compagnia di Castel di Sangro, le due ragazze sarebbero uscite da una finestra laterale della casa famiglia in un arco temporale compreso tra le due e le sei del mattino. Il padre, Stefano Di Giacinto, che ha presentato denuncia sia a Villetta Barrea che a Scauri, si è detto convinto che le figlie non possano essersi allontanate volontariamente a piedi, sia per la conformazione del territorio, sia per la mancanza di mezzi pubblici.

«Non abbiamo certezze, ma da quanto riferito dalle forze dell'ordine, la domenica qui non passano pullman di linea, non ci sono ferrovie nei paraggi», ha dichiarato, sottolineando l'isolamento del paesino abruzzese, situato all'interno del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. «È un paesino non collegato e a piedi è quasi impossibile provare a scappare. Ci sono animali selvatici vaganti, ne abbiamo trovati tantissimi per strada. Dovrebbero o spero che siano con qualcuno».

Le indagini e il fascicolo per sottrazione di minore

Proprio l'isolamento del luogo, unitamente alla fuga notturna attraverso una finestra, ha spinto gli inquirenti a privilegiare la pista della sottrazione. Il padre, nella sua disperazione, ha infatti ipotizzato che «qualcuno le ha portate via». I carabinieri, delegati alle indagini, stanno in queste ore acquisendo e analizzando meticolosamente le immagini degli impianti di videosorveglianza presenti lungo le uniche due strade di comunicazione che collegano il paese, con la speranza di individuare un veicolo sospetto che possa aver fornito un passaggio alle due fuggitive.

Le ricerche, coordinate dalla Procura, si sono intanto estese anche nel sud pontino, in particolare tra Minturno, Scauri e Fondi, ossia nelle zone note ai familiari come possibili mete di un eventuale rifugio. Anche l'associazione Penelope Abruzzo ha diffuso un post con i volti delle due giovani, chiedendo a chiunque abbia informazioni di contattare le autorità, ricordando che nascondere o trattenere minori costituisce un grave reato penale.

Il contesto familiare e il precedente provvedimento del tribunale

Un tassello che inevitabilmente accompagna le indagini – sebbene il padre abbia mostrato cautela in merito – è rappresentato dal contesto familiare delle due sorelle. Da quanto emerge, Sarah e Alisya si trovavano in quella comunità protetta da circa due anni, a seguito di una decisione del tribunale. Un provvedimento del giudice del Tribunale di Cassino, datato 28 maggio scorso, ha disposto la revoca della responsabilità genitoriale nei confronti delle due minorenni, una decisione che di fatto impediva alla madre di averne la custodia.

Interrogato su un possibile legame tra la fuga e questo recente provvedimento, il padre Stefano ha tuttavia risposto con prudenza: «Non ne siamo sicuri, ma che io sappia non ne sapevano nulla». La madre, Valentina D’Acunto, ha comunque rotto il silenzio, dichiarando di aver appreso della scomparsa solo nella tarda mattinata di domenica, quando i carabinieri si sono presentati a casa sua, e avrebbe a sua volta sporto denuncia.

Mentre le ore passano e l'ansia cresce, il padre, con la voce rotta dall'emozione, si aggrappa alla speranza che le figlie siano comunque al sicuro: «Sono ore durissime: sto cercando di resistere il più possibile perché voglio solo che vengano ritrovate e siano in salute. È la prima notizia che vorrei sentire da tre giorni a questa parte». I carabinieri, insieme alle unità cinofile, continuano a setacciare il territorio impervio del Parco Nazionale, nel tentativo di fornire una risposta a questo enigma che tiene con il fiato sospeso l'Abruzzo e il Lazio.

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