Giallo a Civitella Alfedena, le sorelline Di Giacinto svanite nel nulla

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Abitava con loro una quiete innaturale, quella della casa-famiglia immersa nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, un silenzio rotto solo dal vento tra i faggi e, talvolta, dal latrato lontano dei lupi. È stata proprio questa pace apparente a tradire Sarah e Alisya Di Giacinto, rispettivamente di 16 e 12 anni, scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla comunità protetta di Civitella Alfedena (L'Aquila), dove vivevano da quasi due anni.

Le ricerche, condotte senza sosta dai vigili del fuoco anche nella mattinata di sabato 13 giugno, si scontrano con un contesto geografico ostile e con il muro di silenzio alzato dai primi riscontri investigativi, i quali sembrano allontanare l’ipotesi di una semplice fuga volontaria.

Il fascicolo per sottrazione e il sequestro dei telefoni

La Procura della Repubblica di Sulmona, diretta dal sostituto procuratore Stefano Iafolla, ha aperto un fascicolo per sottrazione di minori, un reato che, a differenza dell’allontanamento autonomo, presuppone l’intervento di un terzo.

A orientare gli inquirenti verso questa pista sono stati alcuni dettagli logistici emersi durante i sopralluoghi; le due ragazze, infatti, si sarebbero allontanate passando da una finestra rotta priva di inferriate, ma ciò che rende più credibile l’intervento esterno è la loro scelta di lasciare i cellulari all’interno della camera.

I dispositivi sono stati immediatamente sequestrati, e gli accertamenti della polizia giudiziaria si concentrano ora sull’analisi dei tabulati, dei messaggi e delle chat, nella convinzione che gli smartphone possano contenere i contatti della persona che ha organizzato (o quantomeno facilitato) la fuga delle due adolescenti.

Il contesto familiare e le dinamiche giudiziarie

Le sorelle Di Giacinto non erano nuove ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria, essendo state affidate ai servizi sociali a seguito di una complessa vicenda di separazione genitoriale. Secondo le ricostruzioni fornite dalle agenzie, Sarah e Alisya si erano rifiutate di trasferirsi dal padre, Stefano, dopo la recente sentenza definitiva di divorzio che aveva ridiscusso l’esercizio della responsabilità genitoriale.

I loro mondi, filtrati dalle indagini, sembravano scorrere paralleli a quella vita protetta: la maggiore frequenta l’istituto commerciale di Castel di Sangro, la minore la scuola media di Villetta Barrea. Il fidanzato sedicenne di Sarah è stato sentito dagli investigatori; in un primo momento aveva parlato di un cambiamento nella ragazza, ma le sue dichiarazioni non hanno ancora fornito elementi utili a rintracciare le due minorenni.

Setacciato il parco tra droni e lupi

Le operazioni di ricerca, visibili anche dall’esterno per l’impiego massiccio di mezzi, vedono i vigili del fuoco impegnati con unità cinofile specializzate nel mantrailing e con droni che sorvolano le aree boschive impervie. La conformazione del territorio di Civitella Alfedena, tuttavia, complica il lavoro delle squadre; la struttura non è dotata di sistemi di videosorveglianza, e le uniche telecamere presenti nel piccolo centro non avrebbero registrato il passaggio delle ragazze.

Inoltre, la presenza di branchi di lupi appenninici, che si aggirano numerosi in quest’area protetta, rappresenta un rischio concreto di cui gli inquirenti tengono conto nell’escludere che le due minori possano essersi addentrate da sole nel fitto della macchia. Le ricerche sono state estese anche al basso Lazio, in particolare tra Minturno, Scauri e Fondi, nell’ipotesi che le sorelle potessero dirigersi verso zone a loro più familiari.

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