Sorelle scomparse a Civitella Alfedena, il procuratore: "Probabile siano con qualcuno". Il fidanzato di Alisya ascoltato in caserma

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di quasi due settimane dalla scomparsa di Alisya e Sarah, le due sorelline di 16 e 12 anni che si sono volatilizzate dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, si infittiscono i contorni di un giallo che tiene con il fiato sospeso l’intero Abruzzo.

Mentre le ricerche si concentrano in maniera sempre più serrata nelle acque del lago di Barrea, dove i vigili del fuoco del nucleo subacqueo di Ancona stanno scandagliando tre punti precisi indicati dai carabinieri, il procuratore capo di Cassino, Carlo Fucci, ha gettato luce sulle direttrici investigative con dichiarazioni che sembrano orientare la pista verso un aiuto esterno.

“È probabile che siano con qualcuno”, ha dichiarato Fucci ai microfoni del Tg1, sottolineando come risulti ormai difficile ipotizzare che le due minorenni possano essere riuscite a gestirsi da sole per tutto questo tempo. Le sue parole, suffragate dal lungo lasso di tempo trascorso senza che delle ragazze si siano fatte vive, spingono gli inquirenti a credere che qualcuno le stia supportando, magari nascondendole in territori a loro familiari dove possono contare su punti di riferimento sicuri.

Il magistrato ha del resto precisato che “è logico che si va alla ricerca delle persone scomparse in tutti i territori in cui possono esserci dei punti di riferimento, supporto al fatto che si nascondono”, indicando implicitamente una strategia che abbraccia sia l’Abruzzo che il basso Lazio, aree legate al vissuto delle ragazze.

Fidanzato ascoltato in caserma e telecamere al setaccio

Nel frattempo, nella caserma dei carabinieri di Villetta Barrea, gli inquirenti hanno ascoltato per diverse ore Youssef, il fidanzato diciottenne di Alisya, già sentito nei giorni scorsi come persona informata sui fatti. Il ragazzo, ex ospite della stessa comunità dove ha conosciuto la sedicenne, è arrivato da solo in bicicletta e si è sottoposto al vaglio del procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, che ha tenuto a precisare come non ci siano indagati e che si stia semplicemente procedendo con le verifiche del caso.

Le attenzioni degli investigatori si stanno concentrando anche su alcuni dettagli emersi dalle immagini di videosorveglianza e dai tabulati telefonici, in particolare per quanto riguarda tre schede telefoniche che le ragazze avrebbero con sé, alcune delle quali intestate a persone vicine al fidanzato o al compagno della madre.

A complicare il quadro, le utenze risultano inattive da giorni, circostanza che rende più complessa la localizzazione ma che non ha scoraggiato le ricerche, anzi ha incentivato l’uso di tecnologie all’avanguardia come il dispositivo “Life Seeker”, in grado di intercettare i telefoni anche in zone prive di copertura.

L’appello dell’associazione e il fiuto del padre

A tenere alta la speranza, mentre i vigili del fuoco e le unità cinofile setacciano boschi e sentieri, è il padre delle due ragazze, Stefano Di Giacinto, che secondo quanto riferito dall’associazione Penelope Abruzzo continua a ripetere: “Il mio cuore mi dice che stanno ancora bene”. L’uomo, diviso tra una sensazione positiva e l’inevitabile ansia, si aggrappa a questa sensazione mentre i soccorritori, supportati anche da un elicottero, intensificano le operazioni.

L’associazione, impegnata in prima linea, ha lanciato un appello ai commercianti della zona affinché prestino massima attenzione, specie per l’acquisto di prodotti senza glutine, considerato che la più piccola, Sarah, è celiaca. Ogni dettaglio, anche il più minimo come uno scontrino conservato o un avvistamento, potrebbe rivelarsi decisivo per riportare a casa le due sorelle, la cui scomparsa sta mettendo a dura prova l’intera comunità del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

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