Diasorin, i conti tengono ma l’utile crolla: il Titolo affonda a Piazza Affari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non è più solo una questione di laboratori ospedalieri e grandi complessi sanitari, perché la nuova frontiera della diagnostica, quella che Diasorin sta cercando di presidiare con maggiore determinazione, si gioca ormai tra gli studi medici di quartiere e i centri di cura urgenti che costellano il panorama sanitario americano. La società di Saluggia, che ha chiuso l’esercizio 2025 con ricavi in crescita – 1,195 miliardi di euro, pari a un incremento dell’1% a cambi correnti e del 4% a tassi costanti – ha però dovuto fare i conti con una forte contrazione dell’utile netto, sceso del 20% a 150 milioni. Una flessione, quella dell’utile, che gli analisti hanno letto come il segnale di una marginalità sotto pressione, complici un effetto cambio negativo per 34 milioni sui ricavi e oneri finanziari maggiori, e che lunedì 23 marzo ha scatenato le vendite sul titolo: a metà seduta il crollo superava il 12%, con il prezzo sceso a 56,16 euro.

Numeri in chiaroscuro e un dividendo in crescita

La fotografia scattata dal bilancio 2025 restituisce l’immagine di un’azienda che, pur mantenendo la rotta sui ricavi – con una crescita che sale al 5% se si esclude il comparto Covid – ha visto erodere la redditività finale. L’ebitda adjusted si è attestato a 394 milioni, in linea con l’anno precedente ma anch’esso penalizzato dall’andamento dei cambi, mentre l’utile netto rettificato si è fermato a 223 milioni, in calo di 13 milioni rispetto al 2024. A dispetto di questi numeri, il consiglio di amministrazione ha proposto un dividendo di 1,30 euro per azione, in aumento dell’8,3% rispetto al passato, a riprova di una solidità patrimoniale che il mercato, almeno in questa fase, sembra però mettere in discussione.

La strategia americana: accordi con McKesson e Fisher Scientific

Proprio per uscire dai confini tradizionali dell’ospedale, Diasorin ha intensificato il suo posizionamento negli Stati Uniti, dove la diagnostica molecolare sta vivendo una fase di trasformazione. L’accordo siglato con il gigante McKesson Medical-Surgical, e destinato a partire commercialmente dal primo aprile, punta a portare la piattaforma Liaison Nes – capace di restituire diagnosi su influenza A/B, RSV e Covid in circa quindici minuti – direttamente nei punti di cura più vicini al paziente. Una mossa che si affianca alla precedente intesa con Fisher Scientific per il segmento ospedaliero e che, nelle intenzioni dell’amministratore delegato Carlo Rosa, dovrebbe consentire al gruppo di accelerare l’adozione delle nuove tecnologie in un mercato, quello statunitense, che conta oltre 130mila laboratori decentralizzati. L’obiettivo dichiarato, d’altronde, è quello di raggiungere il traguardo di 600 ospedali per il business immunologico entro la fine del 2026, con un anno di anticipo rispetto al piano industriale precedente.

Riorganizzazione in Cina e la guidance prudente per il 2026

Sul fronte della razionalizzazione produttiva, Diasorin ha avviato un progetto di riorganizzazione delle attività nella filiale cinese, destinato a concludersi entro la fine del 2026 e finalizzato a chiudere lo stabilimento di Shanghai. Una decisione maturata alla luce delle nuove condizioni macroeconomiche e delle regolazioni locali sul fronte dei prezzi, che produrrà sinergie operative stimate in circa 6 milioni di euro annui. Sul piano delle previsioni, la guidance per l’anno in corso indica una crescita dei ricavi tra il 5% e il 6% a tassi di cambio costanti, con un ebitda adjusted margin atteso al 32-33%. Un quadro, questo, che gli analisti hanno definito prudente e che sconta un avvio d’anno debole, condizionato dalla normalizzazione dei volumi di test in Europa e dall’andamento altalenante della stagione respiratoria.

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