Piazza Affari crolla tra dazi Usa e cali di Prysmian e Ferrari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Piazza Affari ha chiuso la seduta con un calo dell’1,9%, posizionandosi come una delle peggiori performance tra le principali Borse europee, mentre Wall Street ha mostrato segnali di rallentamento. Il clima di incertezza, alimentato dai nuovi dazi del 25% annunciati dal presidente statunitense Donald Trump, continua a pesare sui mercati del Vecchio Continente, con l’eccezione di Londra, che ha registrato un lieve rialzo dello 0,03%, favorita dalla sua posizione esterna all’Unione Europea e all’eurozona.

Il timore principale riguarda l’impatto delle nuove tariffe doganali, che colpiscono in modo particolare i Paesi con un’elevata quota di esportazioni verso gli Stati Uniti, come Germania e Italia. Quest’ultima, già in difficoltà, ha visto il Ftse Mib di Milano toccare un calo del 2% durante la seduta, per poi assestarsi su un -1,8%, rimanendo ben al di sotto della soglia psicologica dei 39.000 punti.

Le vendite si sono intensificate in tutta Europa, seguendo l’andamento negativo di Wall Street, dove solo il Dow Jones è riuscito a mantenere un trend positivo. Al contrario, l’S&P 500 e il Nasdaq Composite hanno virato in territorio negativo, nonostante l’iniziale slancio trainato da Nvidia, che ha poi perso l’1,9%. La minaccia dei dazi ha quindi riacceso le preoccupazioni degli investitori, già in allerta per le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Europa.

Tra i titoli più penalizzati a Milano spicca Ferrari, che ha registrato un crollo dell’8,4%, mentre Prysmian ha contribuito al tonfo generale del listino. Nonostante il contesto negativo, alcuni titoli hanno resistito: Pirelli ha chiuso in rialzo del 4,47%, e Leonardo ha guadagnato il 3,9%, dimostrando che non tutti i settori sono stati travolti dall’ondata di vendite.

La seduta si è confermata debole per l’Europa, con Milano che, a metà giornata, si è distinta come la peggiore piazza finanziaria, scendendo dell’1,11% e rimanendo sotto i 39.000 punti. La situazione riflette l’incertezza globale, con gli investitori che continuano a monitorare gli sviluppi delle politiche commerciali statunitensi e le loro ripercussioni sui mercati internazionali.

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