L'influenza stagionale avanza in Italia, ma gli esperti frenano gli allarmi
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Redazione Salute
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Negli ultimi giorni, le notizie sull’arrivo di un’epidemia influenzale particolarmente aggressiva hanno destato preoccupazione anche in Umbria, ma gli esperti invitano alla prudenza. Secondo Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università di Pisa, non ci sono elementi che giustifichino allarmi straordinari. «Ogni anno l’influenza è una malattia che può colpire in modo serio – spiega Lopalco in un’intervista –, e ogni anno si ripete la stessa percezione di un’ondata eccezionale», una dinamica, questa, che rischia di generare inutili psicosi se non adeguatamente contestualizzata alla normalità del fenomeno stagionale.
I dati dalla Sicilia e il picco atteso
Mentre le riflessioni degli specialisti cercano di ancorare il dibattito pubblico a una dimensione più realistica, i numeri confermano la circolazione dei virus. In Sicilia, i segnali sono già chiari e i casi, secondo la Sorveglianza integrata dell’Istituto Superiore di Sanità, sono in costante aumento: a fine ottobre, nell’isola, sono stati registrati oltre mille casi, un’incidenza che si traduce in sette persone su mille assistiti nella settimana compresa tra il 20 e il 26 ottobre. Il picco vero e proprio, come prevedibile in questa fase, è atteso nel giro di poche settimane, quando la stagione invernale mostrerà il suo pieno potenziale.
La situazione complessiva nelle regioni
Il quadro nazionale, del resto, non è omogeneo e presenta aree di maggiore intensità. Nelle Marche, per esempio, la situazione appare più marcata: la regione, dopo la Basilicata, detiene infatti il primato per la più alta incidenza di infezioni respiratorie acute, una categoria che racchiude, oltre ai classici virus influenzali, il Sars-CoV-2, il virus sinciziale e i rhinovirus. Nella stessa finestra temporale presa in esame per la Sicilia, l’incidenza marchigiana – misurata attraverso undici ambulatori sentinella – ha toccato i 10,65 casi ogni mille assistiti, una cifra significativamente superiore alla media italiana, che si attestava a 7,3.
La normalità del fenomeno stagionale
Ciò che emerge, al di là delle fluttuazioni regionali, è la fisiologica progressione dell’influenza, la cui entità, seppur variabile di anno in anno, rientra in un ciclo atteso e monitorato. I casi siciliani, così come quelli nelle altre regioni, sono destinati a crescere, come sempre accade quando le temperature si abbassano e le occasioni di contagio si moltiplicano in ambienti chiusi. La narrazione di una stagione particolarmente crudele, quindi, si scontra con l’evidenza statistica e con le rassicurazioni di chi, come Lopalco, ricorda come la malattia possa essere seria, ma senza che questo costituisca di per sé un’anomalia degna di toni apocalittici.




