Il caffè a Varese resiste al caro-tazzina: prezzo sotto 1,20 euro, mentre Bolzano tocca vette da record
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Redazione Economia
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Se ordinare un espresso al bar è diventato un lusso in buona parte della Penisola, con rincari che in alcune città superano il 25% in cinque anni, la provincia di Varese sembra muoversi controcorrente. Mentre a Bolzano la tazzina raggiunge quota 1,50 euro e in molte città del Centro-Sud si supera agevolmente la soglia psicologica dell'euro e venti, nel Varesotto il prezzo medio si mantiene stabilmente al di sotto di quella cifra, un dato che emerge dall'ultimo monitoraggio nazionale realizzato dal Centro di formazione e ricerca sui consumi in collaborazione con Assoutenti.
Lo studio, basato sui rilevamenti del ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha analizzato l'andamento dei prezzi al bancone nel corso del 2026, fotografando un fenomeno che ormai coinvolge l'intera filiera della ristorazione ma che, a sorpresa, lascia fuori dalle maglie più strette dell'inflazione proprio l'estrema periferia occidentale della Lombardia.
La classifica nazionale e il sorpasso del Nord Est
Il dato più eclatante che emerge dalla rilevazione del Crc è senza dubbio la vittoria di Bolzano, dove un caffè al bar costa in media 1,50 euro, una cifra che la colloca saldamente in vetta alla graduatoria delle città più care. Alle sue spalle, con differenze minime ma comunque significative, si piazzano Pescara, Ferrara, Belluno e Ravenna, tutte località in cui il costo dell'espresso ha superato la soglia di 1,40 euro, con picchi che in alcuni casi sfiorano l'euro e mezzo.
Si tratta di un'inversione di tendenza rispetto al passato, quando erano principalmente i grandi centri urbani del Nord Ovest a dettare legge in materia di prezzi, mentre oggi sono le province del Triveneto e alcune realtà adriatiche a guidare la classifica del caro-tazzina.
L'Umbria e il rincaro a cinque anni dal 2021
Un altro dato di rilievo riguarda l'Umbria, dove la tradizione del caffè al bar si scontra con un incremento che, a seconda della città, assume contorni diversi. A Terni il prezzo è cresciuto del 20% rispetto al 2021, mentre Perugia registra un balzo addirittura del 23,5%, una forbice che testimonia come, all'interno della stessa regione, possano coesistere dinamiche economiche differenti legate probabilmente alla densità dei locali e alla concorrenza tra i gestori.
La fotografia scattata dal Centro di formazione e ricerca sui consumi, in collaborazione con Assoutenti, restituisce un quadro in cui l'aumento generalizzato tocca tutte le regioni ma con intensità diverse, e dove il costo medio nazionale dell'espresso oggi supera del 24,2% quello che si pagava cinque anni fa.
Il caso Bergamo: un'esplosione dei prezzi in cinque anni
Se si guarda alla Lombardia, l'esempio più eclatante è Bergamo, dove il rincaro ha assunto proporzioni notevoli: secondo l'elaborazione di Assoutenti e Crc sul dati ministeriali, nel 2026 il prezzo medio al bancone si attesta su 1,24 euro, mentre nel 2021 si aggirava intorno a 98 centesimi, con un incremento percentuale del 26,5%. Un balzo che supera ampiamente la media nazionale e che ha trasformato l'espresso orobico in uno dei più cari della regione, tanto da farne un caso emblematico di come l'inflazione abbia colpito in modo differenziato i vari territori.
Il dato bergamasco è tanto più significativo se confrontato con la realtà di Milano, che pur essendo tradizionalmente considerata la città dei prezzi elevati si piazza soltanto al 34esimo posto nella graduatoria nazionale, un posizionamento che lascia intendere una certa variabilità anche all'interno di un'area geografica ristretta.
Varese fanalino di coda: un'eccezione che fa riflettere
Ed ecco il dato che più di ogni altro stupisce: mentre il resto della Lombardia e gran parte del Centro-Nord subiscono l'onda lunga dei rincari, la provincia di Varese si colloca sul fondo della classifica, con un prezzo medio che non raggiunge nemmeno l'euro e venti.
Si tratta di un'anomalia statistica che merita attenzione, perché in controtendenza rispetto al trend nazionale e regionale, e che potrebbe trovare spiegazione in una serie di fattori locali, come una maggiore concorrenza tra i bar, una diversa struttura dei costi di gestione o forse una minore propensione dei consumatori a tollerare aumenti oltre una certa soglia.
Fatto sta che, secondo le rilevazioni condotte dal ministero delle Imprese e del Made in Italy elaborate dal Centro di formazione e ricerca sui consumi, nel Varesotto l'espresso resta un piacere accessibile, quasi un'isola felice in un mare di rincari che ormai hanno interessato in maniera generalizzata l'intero comparto della somministrazione.
Lo studio ha analizzato l'andamento dei prezzi nel corso del 2026, mettendo a confronto i dati attuali con quelli del 2021, e ha evidenziato come l'incremento medio nazionale del 24,2% sia distribuito in modo disomogeneo, con picchi del 26,5% a Bergamo e incrementi più contenuti in altre aree, dove il peso dell'inflazione si fa sentire ma con minore intensità.
A determinare queste differenze concorrono molteplici fattori, che vanno dal costo delle materie prime alle politiche di prezzo adottate dai singoli esercenti, passando per le dinamiche del mercato immobiliare e il carico fiscale locale, tutti elementi che lo studio del Crc ha preso in considerazione senza tuttavia addentrarsi in analisi causali definitive.
Per il consumatore varesino, in ogni caso, la conseguenza pratica è una sola: la tazzina di caffè costa meno che altrove, e questo rappresenta, a conti fatti, un vantaggio non indifferente in un periodo in cui la spesa quotidiana per piccoli piaceri è diventata oggetto di attenta valutazione economica.
La rilevazione condotta da Assoutenti e dal Centro di formazione e ricerca sui consumi conferma dunque un panorama variegato, in cui la geografia dei prezzi dell'espresso si è fatta più complessa e articolata rispetto al passato. Non sono più soltanto le grandi città a dettare legge, e talvolta, come nel caso di Varese, sono le province considerate periferiche a riservare le sorprese più gradite per i portafogli dei cittadini, che possono così continuare a concedersi il rituale del caffè al bar senza dover rassegnarsi a salassi quotidiani.
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