Ranucci, le chat segrete della notte dell'attentato e la svolta dell'ex compagna di Lavitola

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte del 5 luglio, mentre i carabinieri uscivano da casa di Valter Lavitola dopo una perquisizione durata otto ore, due donne legate ai protagonisti dell'inchiesta si scambiavano messaggi che oggi gettano nuova luce sull'attentato a Sigfrido Ranucci. Laura Cianfoni, compagna del giornalista, e Natalia Potenza, all'epoca compagna del faccendiere, hanno dialogato nelle prime ore del mattino utilizzando WhatsApp come canale di comunicazione.

Alle 4 e 12 la Cianfoni ha inviato alla Potenza l'ordinanza di custodia cautelare dei quattro presunti esecutori materiali del piazzamento dell'ordigno, Antonio Passariello, Pellegrino D'Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis, come riportato da Libero e il Giornale. Quindici minuti più tardi un secondo messaggio: una pagina dell'ordinanza con il nome "Corrado" evidenziato in giallo, riferito all'intercettazione in cui D'Avino menzionava la necessità di non far arrivare qualcosa a quel soggetto.

La telefonata parallela tra Ranucci e Lavitola

Mentre le compagne si scambiavano i documenti giudiziari, i due uomini erano in contatto su Signal, applicazione di messaggistica criptata. Lavitola, appena salito in auto, ha telefonato a Ranucci intorno alle 3 e 56 e la conversazione è proseguita per circa due ore. Il faccendiere aveva appena scoperto di essere accusato di essere il mandante dell'attentato, eppure proprio con la vittima ha condiviso gran parte di quelle ore.

In un'intercettazione successiva, Lavitola ha raccontato a un amico imprenditore di aver ricevuto documenti da Ranucci, definendo la vicenda "incredibile, ignobile" e dicendosi aiutato a chiarire le cose, con la speranza che questo avrebbe portato a "una confusione terribile". Ranucci, secondo il racconto del faccendiere, si sarebbe dichiarato "incazzato nero" e avrebbe definito gli inquirenti "matti".

Le parole dell'avvocato e la svolta di Natalia Potenza

La posizione della Potenza, madre di due figli avuti con Lavitola, si è radicalmente modificata nelle ultime settimane. Assistita dall'avvocato Giuseppe Cavallaro, la donna ha deciso di portare all'attenzione dei magistrati quanto sostiene di aver subito durante la relazione con l'ex direttore dell'Avanti!, parlando di violenze psicologiche. Ma il suo contributo potrebbe estendersi anche ai fatti dell'inchiesta.

Interrogato dal giornalista Giacomo Amadori se Natalia sostenga che Ranucci e Lavitola fossero d'accordo sulla bomba, Cavallaro non ha risposto direttamente, limitandosi ad affermare che "in quella telefonata i due amici si sono inventati tanti possibili alibi" e che la donna avrebbe prove per sostenere quanto dice, parlando di un "intero libro" di messaggi. La Potenza sarebbe stata presente alla conversazione in cui i due discutevano degli alibi da fornire insieme.

I quattro esecutori e il contesto giudiziario

La vicenda giudiziaria ha già prodotto conseguenze significative per i quattro arrestati. I difensori Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri hanno commentato con stupore la decisione del Tribunale del Riesame di confermare la custodia cautelare e la contestazione del metodo mafioso, sostenendo di aspettarsi un affievolimento delle esigenze cautelari.

Per il tribunale, l'attentato del 16 ottobre 2025 a Pomezia è stato "un'azione programmata ed eseguita su mandato di un soggetto sovraordinato, sorretta da un'organizzazione capace di assicurare agli esecutori appoggio e protezione e attuata mediante modalità oggettivamente idonee a evocare, agli occhi della persona offesa, la forza intimidatrice tipica dell'agire mafioso". La procura di Roma, intanto, sta curando gli ultimi passaggi per l'estradizione di Gomes Clesio Tavares, il factotum di Lavitola ritenuto dagli inquirenti l'intermediario con la banda.

I suoi spostamenti in Africa, dallo Zimbabwe al Kenya, hanno reso più complessa la procedura di cattura.

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