L’appeasement e il fantasma del ’38: trattative e logoramento alle porte dell’Europa
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Redazione Esteri
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Nel 1.087esimo giorno di guerra alle porte dell’Europa, il dibattito internazionale si concentra sull’ipotesi di pace lanciata da Donald Trump per l’Ucraina, una proposta ancora priva di un piano concreto ma capace di riaccendere fantasmi del passato. Tra corsi e ricorsi storici, il parallelo con l’incontro di Monaco del 1938 – quando i leader di Regno Unito, Francia e Italia cercarono di placare la Germania nazista – torna a galla, alimentando timori e riflessioni. La mossa americana, definita da alcuni come una “sassata” nelle acque già agitate del conflitto, ha sollevato interrogativi sulla direzione che potrebbe prendere la crisi, mentre la Russia sembra preparata a una guerra di logoramento, al contrario di Washington.
A sottolineare la divergenza di strategie è Keith Kellogg, rappresentante speciale del presidente degli Stati Uniti, che in un’intervista al New York Post ha ribadito la necessità di utilizzare ogni leva possibile per costringere il Cremlino a sedersi al tavolo delle trattative. Trump, secondo quanto riferito, sarebbe pronto a raddoppiare le sanzioni contro la Federazione Russa, un’opzione che potrebbe segnare un punto di svolta nelle dinamiche del conflitto. Tuttavia, non mancano voci che mettono in guardia da un eccessivo ottimismo: la Russia, infatti, sembra avere risorse e determinazione sufficienti per protrarre il conflitto, mentre gli Stati Uniti potrebbero trovarsi a dover bilanciare pressioni interne e internazionali.
Intanto, JD Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, ha aperto alla possibilità di inviare truppe americane in Ucraina qualora Mosca non dimostrasse una reale volontà di negoziare. In un’intervista al Wall Street Journal, Vance ha espresso una posizione netta, diversa da quella mantenuta da Joe Biden nei quasi tre anni di conflitto. Fonti vicine alla Casa Bianca suggeriscono che il paradigma sia cambiato: se Biden era visto come cauto, quasi imprigionato da una strategia di contenimento, l’amministrazione Trump sembra voler giocare un ruolo più attivo e determinante.
Proprio a Monaco, a margine della conferenza sulla sicurezza, Vance ha incontrato Volodymyr Zelensky, il quale ha chiesto garanzie concrete per il futuro dell’Ucraina. «Porteremo la guerra a una conclusione responsabile», ha affermato il vicepresidente americano, sottolineando che Washington è pronta a fare pressione sulla Russia per porre fine all’invasione. Tuttavia, rimane da capire come queste parole si tradurranno in azioni concrete, soprattutto in un contesto in cui le trattative sembrano ancora lontane dall’avviarsi.




