Dazi e criminalità organizzata: il mercato globale nel mirino delle nuove mafie
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Redazione Economia
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I dazi, imposte indirette che colpiscono la circolazione delle merci tra Stati, non sono solo uno strumento di politica economica: possono trasformarsi in un’opportunità per la criminalità organizzata, sempre più attenta alle dinamiche dei mercati globali. "Oggi non è più possibile comprendere la moderna criminalità organizzata senza studiarne le manifestazioni mercatistiche", spiega il criminologo Vincenzo Musacchio. "I dazi americani avranno una loro rilevanza, perché incideranno sui flussi commerciali dove operano anche le nuove mafie".
L’allarme non è teorico. Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea, con l’imposizione di barriere doganali da parte dell’amministrazione Trump, stanno già alterando i comportamenti delle multinazionali. Apple, per esempio, ha reagito con una mossa senza precedenti: in soli tre giorni, cinque voli cargo carichi di iPhone sono decollati dagli stabilimenti in India e Cina diretti negli Stati Uniti, un’operazione logistica fulminea per evitare l’aumento dei prezzi causato dai nuovi dazi. Nei negozi americani, intanto, le vendite sono schizzate, spinta dalla paura di rincari imminenti.
Ma se le grandi corporation possono permettersi "ponti aerei" degni di un’operazione militare, le conseguenze per l’economia legale – e illegale – sono più complesse. L’Ue, da parte sua, prepara la risposta al cosiddetto bazooka, uno strumento anti-coercizione che prevede misure di ritorsione su beni, servizi e investimenti. Non tutti gli Stati membri, però, sono d’accordo, e l’Italia, come spesso accade in queste trattative, gioca un ruolo ambiguo tra difesa degli interessi nazionali e lealtà europea.




