Grant si sblocca a Roma: “Ho trovato la quadra giusta”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è voluto un anno, esattamente dodici mesi, per archiviare quei due match point che contro Antonia Ruzic sembravano pesare come macigni. Tyra Grant, oggi, quella scrittura l’ha riscritta sul Campo Centrale degli Internazionali d’Italia, domando un’altra connazionale, Lisa Pigato, con un punteggio che parla di una rimonta in tre set (1-6, 6-2, 6-4). Se nel primo set la giovane azzurra – nata a Roma ma cresciuta a colpi di diritto tra due culture – appariva in apnea, vittima della pesantezza inaspettata della terra rossa, è stata la lucida analisi delle variabili a fare la Differenza con la D maiuscola. “Il campo era molto pesante, non pensavo così tanto”, ha spiegato a caldo, sottolineando come l’irrigazione dopo ogni cambio di campo avvantaggiasse oggettivamente Pigato, capace di snocciolare un gioco piatto e lineare che sulla superficie lenta viaggiava senza ostacoli.

L’imprevedibilità come chiave tattica

Mentre l’avversaria, fedelissima al proprio copione, non ha mai deviato di un millimetro dalla sua strategia iniziale, Grant ha saputo innestare la marcia giusta nel momento più critico. “La differenza più grande sta nel fatto che io sono un po’ più imprevedibile”, ha sottolineato, e non è una frase banale da vincente. È l’ammissione di un’intelligenza tattica rara per la sua età: ha smesso di assecondare il ritmo piatto di Pigato per alzare la traiettoria, variare e, infine, spingere. Dopo aver incassato il primo parziale, tutto è cambiato. “Sono riuscita a spingere di più e penso di aver trovato la quadra giusta”, ha raccontato, dando alla sua prestazione il sapore di un’indagine risolta sul campo.

Il salto mentale: vincere, non aspettare

Ma il dato più significativo, per chi segue gli esordi di questa promessa del tennis italiano, è un altro ed è interamente mentale. Quando sul 40-15 i fantasmi dello scorso anno – quando sprecò una vittoria già scritta – sono affiorati, Grant ha rotto l’incantesimo. “Giocavo per vincere, non aspettavo l’errore dell’altra”, ha dichiarato, fotografando il discrimine tra chi subisce il momento e chi lo plasma. Non ci sono state invocazioni alla sorte o rimpianti: c’è stata la volontà di chiudere il punto, un’aggressività calcolata che trasforma un semplice match del primo turno in una pietra miliare di carriera. Con questa consapevolezza, e le gambe ancora fresche dopo la battaglia contro Pigato, si prepara ad affrontare il secondo turno forte di una vittoria che non è solo un punteggio, ma una liberazione.

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