L’interrogatorio di Gervasoni si sposta in un luogo segreto per sfuggire ai media
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
L’interrogatorio del supervisore Var Andrea Gervasoni, che doveva svolgersi alle 13 nella caserma «Silvio Novembre» del Nucleo operativo metropolitano della Guardia di Finanza in via Oglio, è stato trasferito all’ultimo minuto in una sede concordata tra il pm Maurizio Ascione e l’avvocato Andrea Ducci. La ragione di questo improvviso cambio di programma, come spesso accade quando i riflettori si accendono su un’inchiesta delicata, è da ricercare nel «trambusto» mediatico che ha trasformato la convocazione in una sorta di caccia al tesoro: troupe televisive e cronisti si sono dati appuntamento all’ingresso della caserma, costringendo gli inquirenti a optare per una soluzione più riservata. Alla fine, dunque, quello che resterà della giornata sarà più il rumore di fondo della corsa a nascondino che il contenuto delle domande rivolte all’indagato.
Il faccia a faccia con il pm sulle partite sospette
Gervasoni, che come noto ha ricevuto venerdì scorso un invito a comparire per l’ipotesi di frode sportiva, si è presentato questa mattina alle 11 – e non più alle 13 – davanti al pm Ascione in una caserma segreta della Guardia di Finanza alla periferia di Milano. Il nucleo centrale del confronto, lo hanno anticipato fonti vicine all’inchiesta, riguarda la gara di Serie B tra Salernitana e Modena dell’8 marzo 2025: in quell’occasione Gervasoni avrebbe indebitamente pressato l’addetto Var Luigi Nasca per indurre l’arbitro Giua a revocare un calcio di rigore. Ma l’attenzione degli inquirenti, ed è questo uno dei nodi che potrebbero allargare il perimetro dell’indagine, potrebbe estendersi anche alla gestione del contatto tra Ndicka e Bisseck in Inter-Roma del mese successivo. Di quel rigore negato ai nerazzurri, però, non si parlerà espressamente: il pm ha circoscritto il campo a episodi specifici, filtrando le domande per evitare derive generiche.
L’ombra di un «sistema» e la scelta del silenzio di Rocchi
Mentre Gervasoni rispondeva alle domande in un luogo sottratto alle telecamere, il designatore arbitrale Gianluca Rocchi – indagato per concorso in frode sportiva e autosospeso – ha invece scelto la linea del silenzio. Testimoni ascoltati in Procura nelle scorse settimane, lo ha rivelato l’edizione odierna de Il Giorno, hanno confermato l’esistenza di un presunto «sistema» di designazioni pilotate, con al centro proprio la figura di Rocchi. Nell’ambiente arbitrale, secondo quanto emerso dai verbali, «si sapeva» da tempo di queste pratiche anomale, eppure nessuno è intervenuto fino a quando l’indagine del pm Maurizio Ascione – rimasta a lungo fuori dai riflettori – non è venuta a galla. Gervasoni, da parte sua, si è presentato all’interrogatorio con una certa tranquillità: «Ho intenzione di fare chiarezza perché non ho nulla da nascondere», ha dichiarato prima di varcare la soglia della caserma.
L’autista degli arbitri e la «caccia» a Rocchi e Gervasoni
Un altro tassello di questa vicenda arriva da una testimonianza laterale ma non per questo marginale. Raffaele, autista degli arbitri da circa venticinque anni, ha raccontato al Giorno la sua giornata tipo – spostamenti tra Milano, Bergamo e Monza, passando da un aeroporto all’altro o dalla stazione, e infine il tragitto tra l’hotel e il Centro Var di Lissone – ma ha anche affrontato il tema dell’inchiesta. Secondo la sua lettura, frutto di decenni trascorsi a contatto con fischietti e dirigenti arbitrali, «vogliono colpire Rocchi e Gervasoni per risentimento». Una dichiarazione che, seppure priva di valore probatorio, offre uno spaccato del clima che si respira negli ambienti vicini alla classe arbitrale: un mix di omertà, vecchie ruggini e la consapevolezza che il sistema, come lo hanno definito i testimoni ascoltati in Procura, esisteva ed era conosciuto da molti. L’interrogatorio di Gervasoni, insomma, rappresenta solo l’ultimo atto di una partita che si gioca da mesi, lontano dai riflettori e con poste in gioco che vanno ben oltre il singolo episodio di campo.




