Gervasoni dalla Guardia di Finanza: “Rispetto il lavoro della magistratura, risponderò”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   “Rispetto il lavoro della magistratura, risponderò”. La frase, secca e misurata, è uscita dalle labbra di Andrea Gervasoni mentre varcava la soglia della caserma Silvio Novembre, a Milano, quella stessa mattina in cui il calendario segnava giovedì. L’ex arbitro, ora dirigente arbitrale e supervisore del Var, si è presentato nell’edificio di via Oglio con il proprio legale, Michele Ducci, al fianco, per sottoporsi a un interrogatorio che la procura di Milano ha incardinato nell’ambito di un’inchiesta più ampia. Il fascicolo, aperto dal pm Ascione, ipotizza il reato di frode sportiva in relazione alla partita Salernitana-Modena, un episodio specifico – come ha tenuto a sottolineare lo stesso Ducci – attorno al quale si concentra ora l’attenzione degli inquirenti.

L’ingresso in caserma e le prime dichiarazioni

L’ingresso nella struttura della Guardia di Finanza è avvenuto poco prima delle undici, quando il sole milanese non aveva ancora raggiunto il suo zenit. Ducci, avvocato di lunga esperienza nel settore sportivo, ha voluto circoscrivere immediatamente la portata dell’atto: “Siamo qui per un episodio”, ha spiegato, senza aggiungere dettagli che avrebbero potuto alimentare una ridda di illazioni. Gervasoni, dal canto suo, non ha risposto alle domande dei cronisti; si è limitato a ribadire il rispetto per l’operato della magistratura, promettendo – con quel “risponderò” – la propria collaborazione. La caserma, che deve il nome a un finanziere caduto in servizio, è diventata così il teatro di un nuovo capitolo di un’inchiesta che tiene banco negli ambienti del pallone.

Il contesto dell’inchiesta e il ruolo di Gervasoni

L’indagine, che la procura meneghina conduce da diverse settimane, ha portato alla luce presunte irregolarità legate alla gestione della sala Var. Gervasoni, il cui incarico di supervisore lo poneva al vertice dei controlli tecnologici durante le partite, si trova ora a dover chiarire la propria posizione su quanto accaduto in quella specifica gara di Serie B. Il legale Ducci ha parlato di disponibilità piena a rispondere a ogni domanda; e mentre il suo assistito varcava i cancelli della caserma, si è diffuso nell’aria un silenzio carico di attese. La magistratura, va ricordato, non ha ancora formalizzato alcuna richiesta di rinvio a giudizio, limitandosi a raccogliere elementi attraverso l’audizione di persone informate sui fatti e l’acquisizione di documenti.

L’interrogatorio e i risvolti giudiziari

Una volta all’interno, Gervasoni si è seduto di fronte al pm Ascione, rispondendo alle domande per diverse ore. Ducci, che lo ha affiancato durante tutta la procedura, non ha rilasciato dichiarazioni aggiuntive al termine dell’incontro. La difesa, infatti, ha sempre mostrato una linea prudente: nessuna contestazione pubblica, nessuna rivendicazione, soltanto la volontà di chiarire la propria posizione con i fatti. Quanto alla frode sportiva, l’ipotesi ruota attorno alla presunta manipolazione di un episodio tecnico – un fallo di mano, un fuorigioco, una decisione arbitrale controversa – che sarebbe stata alterata attraverso l’uso distorto degli strumenti tecnologici. Gli inquirenti, da settimane, stanno sentendo anche altri soggetti coinvolti a vario titolo nella direzione di gara. Gervasoni, uscito dalla caserma nel primo pomeriggio, non ha rilasciato alcuna dichiarazione ai giornalisti che ancora attendevano fuori dal cancello; il suo volto appariva teso, ma composto, e il legale ha chiesto di rispettare il diritto al silenzio del proprio assistito, in attesa di sviluppi che solo gli atti ufficiali potranno determinare.

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