Stretto di Hormuz, la mina vagante del carburante aereo e l’estate che viene

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il countdown è già scattato, anche se molti passeggeri non lo sanno. Il 9 aprile scorso, ACI Europe – l’associazione che rappresenta oltre 600 aeroporti in tutto il continente – ha rotto un silenzio che, fino a quel momento, era stato solo apparente. In una lettera formale indirizzata a due commissari Ue, l’ente ha quantificato il tempo che ci separa dal baratro logistico: se il transito attraverso lo Stretto di Hormuz non tornerà a regime in modo “significativo e stabile” entro le prossime tre settimane, la carenza sistemica di carburante per aerei diventerà una realtà concreta per l’Europa. Non si tratta di una previsione catastrofista, bensì di una valutazione tecnica basata sui flussi di raffinazione e sulle scorte attuali, già messe a dura prova dal contesto bellico.

Il nodo delle mine e la fragilità dei rifornimenti

La ragione di questo stallo, che rischia di bloccare gli aerei in pista proprio all’inizio della stagione turistica, affonda le sue radici nelle acque del Golfo Persico. Secondo quanto ricostruito da fonti statunitensi riprese dal New York Times, l’Iran si troverebbe paradossalmente nell’impossibilità di riaprire il passaggio su larga scala, a causa delle stesse mine che aveva posizionato per interdirlo. Senza una mappatura precisa e con il rischio che alcuni ordigni siano andati alla deriva, l’operazione di sminamento è diventata un incubo tecnico anche per i pasdaran, che al momento possono garantire solo un corridoio ristretto (e a pagamento) per poche navi.

La conseguenza immediata di questa strozzatura è l’impennata dei costi e l’incertezza sulle consegne di cherosene, quel jet fuel senza il quale i motori degli aerei di linea restano spenti. L’esperto di trasporto aereo Cristiano Spazzali ha messo in guardia in particolare sulla vulnerabilità degli scali minori, quelli che non godono di riserve strategiche plurime e che dipendono quasi esclusivamente dalle “linee economiche” e dai vettori low cost per mantenere la connettività. E sono proprio questi vettori, come vedremo, a stare già correndo ai ripari.

Ryanair alza le barricate (e le tariffe)

La reazione del mercato non si è fatta attendere, e a dare il segnale più chiaro è stata la compagnia irlandese. Ryanair, che da sola opera oltre il 90% dei voli su alcuni scali come l’aeroporto Canova, ha annunciato senza mezzi termini che i prezzi dei biglietti sono destinati a schizzare alle stelle. «Con i prezzi del carburante raddoppiati nel mese di marzo – si legge in una nota ufficiale – prevediamo costi più elevati sotto forma di tariffe aeree più care durante e dopo Pasqua».

Questo annuncio, se letto in controluce, svela la fragilità del sistema. Le compagnie aeree, spiega il vettore, trasferiranno l’extra-costo sui passeggeri perché i margini nel settore low cost sono talmente sottili che un raddoppio della materia prima rende insostenibile il modello di business tradizionale. Per chi ha già prenotato, nessun problema; per chi deve ancora farlo, l’invito è a bloccare subito la tariffa, prima che il meccanismo della domanda e offerta (e della speculazione sul carburante) faccia lievitare ulteriormente i prezzi.

Il conto salato per i viaggiatori italiani

L’impatto, ovviamente, non si limita alle tasche dei turisti. Il Codacons ha già provato a quantificare il danno per i viaggiatori nostrani, parlando di una stangata che potrebbe raggiungere i 148 milioni di euro aggiuntivi a carico degli italiani solo per effetto del caro carburanti. Un costo, questo, che si somma all’inflazione da trasporto e che rischia di rendere proibitivo anche un semplice volo domestico.

La situazione evolve di ora in ora, con i colloqui in corso a Islamabad che vedono seduti al tavolo la delegazione statunitense guidata da Vance e i rappresentanti di Teheran. L’esito di quelle trattative, al momento ancora avvolto nel riserbo più assoluto, deciderà se il flusso di petrolio e derivati potrà riprendere o se l’Europa dovrà prepararsi a un’estate di voli fantasma, cancellazioni a grappoli e tariffe da record.

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