L’ombra del 9 maggio: 347 droni abbattuti e l’intimazione russa a evacuare Kiev

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La contraerea russa ha abbattuto 347 droni lanciati nella notte dall’Ucraina, un’offensiva che ha spaziato dalla regione di Mosca fino alla Crimea, coinvolgendo anche il mar d’Azov, il mar Caspio e il mar Nero. Il ministero della Difesa, nel riportare i dati, ha confermato che non si registrano vittime, sebbene l’impatto degli attacchi – particolarmente concentrati su Bryansk – abbia causato il ferimento di almeno tredici civili, tra i quali figura anche un bambino.

Attacchi e controffensive alla vigilia della tregua

Proprio mentre Mosca annunciava una tregua unilaterale di due giorni, valida per l’8 e il 9 maggio, i fatti sul campo sembravano seguire una logica opposta. Oltre all’abbattimento dei velivoli senza pilota, le incursioni ucraine hanno danneggiato edifici residenziali e decine di autovetture, complicando ulteriormente il quadro di una tregua che, di fatto, non ha mai trovato piena attuazione. Tuttavia, la risposta russa non si è limitata alla difesa passiva: attraverso una nota ufficiale indirizzata alle ambasciate straniere presenti a Kiev, Mosca ha spostato l’attenzione sulla minaccia di un’escalation mirata.

L’intimazione diplomatica e lo spettro dell’attacco a Kiev

Il ministero degli Esteri russo ha infatti avvertito che lancerà un “attacco di rappresaglia” sulla capitale ucraina, qualora Kiev dovesse interrompere o sabotare le celebrazioni del Giorno della Vittoria previste a Mosca. Nel dettaglio, la nota esorta le missioni diplomatiche a “garantire la tempestiva evacuazione del personale e dei cittadini”, suggerendo che gli obiettivi dei raid potrebbero includere anche i cosiddetti “centri decisionali” della città. Questa comunicazione trasforma di fatto il 9 maggio in una sorta di ultimatum: se la parata sulla Piazza Rossa – che quest’anno si terrà in formato ridotto a causa dei timori per la sicurezza – venisse disturbata, Kiev diventerebbe un obiettivo immediato.

Il faccia a faccia telefonico Trump-Putin

In parallelo a queste movimentazioni militari, la dimensione diplomatica ha registrato l’ennesimo capitolo con una lunga conversazione telefonica tra Donald Trump e Vladimir Putin. Dalla Casa Bianca filtra la convinzione che “un accordo per risolvere il conflitto sia ormai vicino”, sebbene le dichiarazioni del consigliere presidenziale russo Ushakov rivelino un approccio pragmatico e non privo di chiaroscuri. Putin avrebbe infatti affermato che, dall’inizio del 2025, la Russia ha trasferito oltre ventimila corpi in Ucraina, ricevendone in cambio poco più di cinquecento. Una comunicazione, quella tra i due leader, che ha delineato una strategia chiara per Mosca: quella di proseguire l’operazione militare speciale spingendo indietro il nemico, senza escludere la via del negoziato, ma a condizioni ben precise.

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