Juventus-Galatasaray, la notte dell’orgoglio sterile: rimonta finita, fuori ai supplementari
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Redazione Sport
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Passa il Galatasaray, e pure col brivido, ma alla fine la Champions League dice addio alla Juventus, nonostante una notte di quelle che allo Stadium non si vedevano da tempo. Il 3-2 confezionato nei novanta minuti – roba da manuale del calcio disperato – aveva riportato il punteggio in parità, cancellando quel 5-2 dell’andata che pesava come un macigno. Poi però l’extra time ha riscritto la sceneggiatura: Osimhen e Baris Yilmaz, con due zampate, hanno spento la luce e regalato ai turchi la gioia degli ottavi, lasciando ai bianconeri la medaglia del coraggio e un pugno di rimpianti.
L’approccio della squadra di Spalletti è stato chirurgico, roba da squadra vera. Il rigore trasformato da Locatelli poco prima dell’intervallo – un penalty che Thuram si era guadagnato con la solita intraprendenza – aveva riaperto ogni discorso, facendo filtrare tra i presenti quella sensazione strana che le imprese, a volte, nascono proprio lì, dal niente. E quando Gatti, a inizio ripresa, ha infilato il 2-0 su assist di Kalulu, lo Stadium ha iniziato a crederci per davvero. Poi è arrivato il 3-0 di McKennie, una testata che valeva una stagione, e l’aria era cambiata. Peccato che in mezzo ci fosse stato un episodio che ha cambiato tutto: l’espulsione di Kelly, al quarantasettesimo, per un doppio giallo quanto meno discusso. Lì la partita ha preso una piega diversa, ma la Juve non si è scomposta, anzi.
I supplementari, però, sono stati un’altra storia. L’inferiorità numerica, quel lusso che per un’ora non si era visto, alla fine ha pesato come un macigno. Perché se da un lato la squadra di Spalletti aveva retto l’urto con ordine, dall’altro il Galatasaray – che fino a quel momento aveva ballato – ha piazzato la zampata decisiva con Osimhen, bravo a infilarsi in area e a battere Perin con un tiro che portava la firma del bomber vero. E quando Baris Yilmaz ha chiuso i conti nel secondo tempo supplementare, la sensazione era quella di un’occasione gigantesca svanita per un soffio. Il risultato complessivo, un 7-5 che dice tutto e niente, premia la freddezza turca e condanna una Juventus che, forse, avrebbe meritato qualcosa in più.
Spalletti blindato, le parole di Chiellini valgono come un endorsement
Nel dopogara, chi si aspettava dichiarazioni roventi da parte del tecnico è rimasto deluso: Spalletti non si è presentato in mixed zone, una scelta che il director of football strategy Giorgio Chiellini ha spiegato senza troppi giri di parole. “Siamo provati, delusi per lo sforzo – ha detto l’ex capitano – ma al tempo stesso orgogliosi per quello che abbiamo mostrato”. Un concetto, quest’ultimo, che suona come una sorta di viatico per il futuro: da quando è arrivato Spalletti, ha sottolineato Chiellini, abbiamo sbagliato davvero poco, quasi una partita e mezza in tutto. E sull’allenatore, nessun dubbio: il rinnovo non è mai stato in discussione, e la società lo considera il perno su cui costruire il domani.
L’arbitraggio e quell’espulsione che pesa
Difficile, riavvolgendo il nastro, non tornare con la mente al rosso sventolato in faccia a Lloyd Kelly. Un’espulsione che ha lasciato l’amaro in bocca non solo al diretto interessato, ma a tutto l’ambiente. “Per fortuna non ero io Kelly”, ha scherzato – ma fino a un certo punto – Chiellini, lasciando intendere come la decisione del portoghese Joao Pinheiro abbia inciso in maniera pesante sulla gestione della partita. Resta il fatto che la Juventus, anche in dieci, ha sfiorato la qualificazione: Zhegrova, entrato nella ripresa, si è divorato un gol che avrebbe potuto chiudere i conti ben prima dei supplementari. Episodi, dettagli, chiamiamoli come vogliamo. Alla fine, a passare è stato il Galatasaray.




