Pacchetto fiscale 2025: nuova disciplina per sopravvenienze attive e agevolazioni per il terzo settore
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 12 dicembre, il decreto legislativo n. 186 del 4 dicembre 2025 è divenuto pienamente operativo, apportando modifiche sostanziali a settori normativi di grande rilievo economico. L’intervento, che tocca da vicino il mondo delle imprese in difficoltà e quello degli enti no profit, mira a chiarire – tra le altre cose – una questione fiscale annosa, ovvero il trattamento tributario dei benefici patrimoniali che scaturiscono dalla riduzione dei debiti nei procedimenti di crisi. Una materia, questa, sulla cui interpretazione si erano create non poche incertezze, soprattutto dopo alcuni orientamenti espressi dall’amministrazione finanziaria, i quali rischiavano di minare l’efficacia stessa degli strumenti di risanamento.
La tassazione delle sopravvenienze: un nodo sciolto
Il cuore della novità per le imprese in crisi risiede nell’articolo 8 del provvedimento, il quale dispone, in modo perentorio, la non tassabilità delle cosiddette sopravvenienze attive che derivino da riduzioni di debito ottenute attraverso gli istituti introdotti dal Codice della crisi a partire dal luglio 2022. Si tratta, in particolare, del concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio e del cosiddetto concordato minore, percorsi che, sebbene di recente istituzione, avevano già sollevato dubbi applicativi. Il legislatore, intervenendo con una norma a carattere chiarificatore, ha voluto quindi rimuovere ogni ambiguità, assicurando che il vantaggio economico conseguito dal debitore in simili procedure non vada a costituire un reddito imponibile. Una scelta, questa, che allinea il trattamento fiscale dei nuovi strumenti a quello già previsto per le procedure concorsuali tradizionali, garantendo coerenza sistematica e favorendo l’accesso a vie di composizione negoziata della crisi.
Le novità per gli enti del terzo settore e lo sport dilettantistico
Accanto alla disciplina della crisi d’impresa, il decreto contiene un pacchetto di misure destinate al terzo settore, le quali mirano a rendere più graduale e sostenibile il processo di adeguamento alla riforma fiscale. Tra gli interventi di maggiore impatto si segnala la proroga, sino al 2036, del nuovo regime di esenzione Iva per le operazioni poste in essere dagli enti associativi: una deroga temporale di notevole lunghezza, concepita per consentire a queste organizzazioni – molte delle quali operano con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale – di pianificare con maggiore serenità la propria attività senza l’aggravio immediato degli adempimenti Iva. Il provvedimento, inoltre, introduce specifiche norme riguardanti il regime forfetario applicabile nell’ambito dello sport dilettantistico, un settore che rappresenta un tessuto sociale fondamentale e che necessita di un quadro normativo certo e semplificato.
Un intervento trasversale e corretivo
La natura del decreto legislativo 186 del 2025 è quindi trasversale e marcatamente correttiva. Da un lato, esso sistematizza aspetti tecnici e fiscali della disciplina sulla crisi d’impresa, chiarendo definitivamente un punto che era divenuto fonte di potenziale contenzioso tra contribuenti e fisco; dall’altro, dimostra una particolare attenzione verso la realtà del terzo settore, concedendo tempistiche più lunghe per l’applicazione di regole complesse e introducendo agevolazioni mirate. L’obiettivo complessivo, come emerge dalla lettura coordinata delle diverse disposizioni, sembra essere quello di fornire maggiore stabilità giuridica e di rimuovere gli ostacoli che potrebbero pregiudicare la sopravvivenza delle imprese in difficoltà o l’operato degli enti no profit, il cui ruolo nella società italiana è sempre più centrale e riconosciuto.




