Cambia il fisco per il terzo settore: le novità del decreto approvato dal governo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 22 luglio, ha dato il via libera preliminare a un decreto legislativo che riforma la fiscalità del terzo settore, intervenendo anche su crisi d’impresa, sport e Iva. Il provvedimento, che attua la legge delega per la riforma fiscale (n. 111 del 2023), entrerà in vigore il 1° gennaio 2026, con l’obiettivo di semplificare un quadro normativo finora caratterizzato da criticità segnalate dagli operatori.

Tra le principali novità, spicca l’estensione della non imponibilità delle sopravvenienze attive derivanti da stralci ed esdebitazioni, ora applicabile a tutti gli istituti giuridici previsti dal decreto testo unico sulla crisi d’impresa. Una misura che, se da un lato riduce gli oneri fiscali per le realtà in difficoltà, dall’altro mira a rendere più fluide le procedure di riorganizzazione aziendale.

Parallelamente, il governo ha approvato in via definitiva il testo unico sul registro, completando un percorso avviato lo scorso maggio. "Proseguiamo con coerenza nell’attuazione della riforma fiscale", aveva dichiarato il vice ministro Leo in occasione della prima approvazione, sottolineando come, ad oggi, siano già 15 i decreti legislativi pubblicati in Gazzetta Ufficiale.

Le modifiche riguardanti il terzo settore, in particolare, intervengono su un comparto che – pur rappresentando una fetta significativa dell’economia sociale – ha spesso lamentato un eccesso di burocrazia e frammentazione normativa. Il nuovo provvedimento, senza stravolgerne l’impianto, cerca di razionalizzare gli adempimenti, garantendo maggiore certezza agli enti no profit, molti dei quali operano in settori delicati come l’assistenza e il welfare

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