Il bancomat e il meme. Meloni e la scelta di non rispondere all'ultima provocazione di Trump
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Redazione Interno
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Il primo contatto è previsto per stasera, come conferma l’agenda ufficiale di Palazzo Chigi aggiornata nel pomeriggio di ieri; e dunque Giorgia Meloni si presenterà a fine giornata nel palazzo presidenziale di Erdogan e si ritroverà di fronte Donald Trump. Il timore, nessuno lo nasconde, è una nuova scenata del presidente americano, un agguato politico o uno sgarbo; anche per questo, forse, la scelta di non replicare all’ultima provocazione arriva in un momento estremamente delicato, alla vigilia di un vertice Nato che si preannuncia già carico di tensioni.
Il meme di Truth e la scelta del silenzio
Alle 22.51 di domenica 5 luglio, mentre le redazioni italiane chiudevano le prime pagine, Donald Trump ha pubblicato su Truth una fotografia del G7 di Evian in cui Giorgia Meloni guarda il presidente americano, di spalle, e sopra l'immagine campeggia la scritta "restraining order needed" — nel lessico giudiziario statunitense, la misura che si applica agli stalker.
A meno di quarantotto ore dal vertice NATO di Ankara, il presidente degli Stati Uniti ha scelto di rappresentare il capo del governo di un Paese alleato come una molestatrice da tenere a distanza; un attacco che segue la scia di tensione aperta dopo il G7 di metà giugno, quando Trump aveva sostenuto in un'intervista che Meloni lo avesse "implorato" per una foto insieme, salvo poi sentirsi rispondere dalla premier che né lei né l'Italia "implorano mai".
Questa volta, però, da Palazzo Chigi non è arrivata alcuna replica: secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani si sarebbero consultati nella notte per concordare una linea basata sull'ignorare quello che viene considerato un attacco personale, ingiustificato e privo di contesto.
La strategia del governo e le reazioni
La decisione di non replicare rappresenta un cambio di passo rispetto alle precedenti uscite della premier, che dopo il G7 aveva risposto a Trump con un video e poi con un post in inglese su Instagram, definendo "assurdi" gli attacchi costanti e ingiustificati del presidente americano.
Stavolta, invece, il governo ha scelto la via del non-commento, cercando di separare il piano personale da quello dei dossier strategici: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha glissato sul contenuto del post, ribadendo però che la priorità resta il rapporto con un alleato storico come gli Stati Uniti, un legame tra Stati che prescinde dalle persone di turno; sulla stessa linea il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, per il quale i rapporti con Washington restano solidi al di là di fibrillazioni la cui natura appare ancora poco chiara.
Qualche reazione è arrivata dall'opposizione: Carlo Calenda, leader di Azione, ha definito Trump "un ignobile bullo da quattro soldi" esprimendo piena solidarietà alla presidente del Consiglio, mentre il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini ha parlato di "parabola amara di chi per due anni ha detto sempre sì a prescindere".
Le armi dietro lo strappo
Dietro la provocazione via social si intrecciano, in realtà, questioni ben più concrete relative alla spesa militare e al futuro dell'Alleanza Atlantica: il vertice di Ankara del 7 e 8 luglio si preannuncia decisivo per discutere l'aumento degli investimenti nella difesa, con gli Stati Uniti che premono per il raggiungimento del 5% del Pil e l'Italia che si presenterà con un impegno complessivo pari al 2,8% entro il 2028.
In questo contesto, l'uscita di Trump rischia di complicare ulteriormente un quadro già di per sé complesso, tanto che lo stesso Crosetto ha riconosciuto come l'incognita principale rimanga il comportamento del presidente americano: "Quello che farà Trump lo vedremo".
Secondo alcune ricostruzioni, l'amministrazione Trump starebbe comunque cercando di ricucire il rapporto con Roma, valutando l'ipotesi di affidare a Italia e Turchia un ruolo chiave per la stabilizzazione della Libia e lo sfruttamento delle sue risorse, come gesto concreto per ricomporre la frattura apertasi con la premier italiana.
L'incontro ad Ankara
L'appuntamento è ora per stasera nel palazzo presidenziale di Erdogan, dove i due leader si troveranno faccia a faccia per la prima volta dopo settimane di schermaglie a distanza: sarà il momento di verificare se le parole e i meme lasceranno spazio alla concretezza dei numeri sulla difesa, oppure se il clima di tensione finirà per condizionare i lavori del summit.
Nel frattempo, a Palazzo Chigi si continua a ripetere che il legame con Washington resta prioritario rispetto alle fibrillazioni del momento; e che l'Italia, pur senza replicare alle provocazioni, continuerà a difendere i propri interessi nazionali con la stessa fermezza mostrata finora.




