Un anno di Trump 2.0, tra meme, economia e il caso Groenlandia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sono passati dodici mesi esatti da quando Donald Trump, dopo il secondo trionfo elettorale, ha fatto ritorno nello Studio Ovale, un evento che ha impresso una svolta, forse definitiva, non solo alla politica americana ma agli equilibri globali. Se allora molti osservatori, atterriti dalla prospettiva di un presidente autoritario deciso a smantellare le regole della democrazia e l'ordine internazionale costruito dagli Stati Uniti stessi, si concentravano sulle quotidiane picconate istituzionali, oggi è possibile tracciare un primo, provvisorio bilancio. Un bilancio che, come sarà discusso anche nella nuova puntata de La Torre di Babele condotta da Corrado Augias su La7, si articola su piani diversi e profondamente interconnessi, dalla comunicazione alla geopolitica, passando per l'economia domestica.

La nuova comunicazione: dalla sala stampa ai social

Accanto a una strategia politica che non ha rinunciato ai toni divisivi del passato, l'amministrazione Trump ha messo in campo una macchina comunicativa radicalmente innovativa. Affidandosi a una figura esperta come Leavitt per i rapporti con la stampa tradizionale e, contemporaneamente, investendo massicciamente sul mondo digitale, la Casa Bianca ha saputo dominare l'attenzione globale. Una strategia che, passando per la produzione continua di reel, l'utilizzo spregiudicato di influencer e la diffusione virale di meme spesso creati con l'ausilio dell'intelligenza artificiale, ha normalizzato l'improbabile, rendendo quotidiano lo choc e assuefacendo l'opinione pubblica a scelte che un tempo avrebbero provocato reazioni ben più veementi.

L'economia e il malessere percepito

In questo vortice, come sottolineano vari analisti, è passato quasi in sordina l'impatto concreto delle scelte di Trump in campo economico. Nonostante i dati ufficiali e il buon andamento dei listini di Borsa, che pure registrano performance positive, una fetta consistente della popolazione avverte un generale peggioramento delle proprie condizioni di vita. È un malessere diffuso, che trapela costantemente da tutti i sondaggi e che sembra slegarsi dai numeri macroeconomici, dipingendo il quadro di un paese dove la "cura Trump", fatta anche di pesanti dazi e politiche fiscali specifiche, non ha portato i benefici promessi a tutti, creando anzi nuove fratture sociali.

Le scelte epocali e l'ultima sfida artica

Sullo sfondo di questa complessa situazione interna, il presidente non ha certo rallentato il ritmo delle decisioni a carattere internazionale, imprimendo cambiamenti i cui effetti dureranno a lungo. L'ultimo, in ordine di tempo, è il clamoroso annuncio riguardante la Groenlandia: l'isola artica, da giorni al centro delle cronache mondiali, è nel mirino di un'ipotetica annessione voluta da Trump, una mossa che sfida apertamente non solo la sovranità danese ma anche la coesione degli stessi alleati della Nato. Un episodio, questo, che riassume perfettamente l'approccio dell'ultimo anno, sospeso tra calcolo politico, nazionalismo spinto e una comunicazione che trasforma ogni atto, per quanto destabilizzante, in uno strumento di consenso per la propria base.

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