Trump insulta Meloni con un meme a poche ore dal vertice Nato: «Serve un ordine restrittivo»

Trump insulta Meloni con un meme a poche ore dal vertice Nato: «Serve un ordine restrittivo»
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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ultimo affondo di Donald Trump nei confronti di Giorgia Meloni arriva a meno di quarantott’ore dal vertice Nato in programma ad Ankara, in agenda a partire da martedì 7 luglio, e assume la forma consueta dei suoi sfoghi social: un meme. La foto, pubblicata sul suo profilo Truth, ritrae la presidente del Consiglio italiana con uno sguardo adorante nei pressi del presidente americano, sormontata dalla scritta «Serve un ordine restrittivo», un’espressione che nel linguaggio social equivale a un invito a tenere lontana la persona ritratta.

La tempistica dell’attacco, piombato nella notte italiana intorno alle 23, non appare affatto casuale, perché va a inserirsi nel clima di vigilia di un appuntamento diplomatico di primaria importanza per gli equilibri atlantici.

Le radici dell’astio e il precedente del G7

La ripicca social non nasce dal nulla e pare ricollegarsi direttamente a un’intervista rilasciata da Trump a La7 a metà giugno, nella quale il tycoon aveva definito la premier «penosa» per aver cercato in tutti i modi di farsi fotografare al suo fianco durante il G7.

Quelle dichiarazioni, già allora giudicate pesanti dalla diplomazia italiana, trovano ora un compimento in questa vignetta umoristica che trasforma la premier in un bersaglio di scherno popolare; un passaggio che ha colto di sorpresa persino gli ambienti di Palazzo Chigi, dove si respirava un cauto ottimismo dopo le ultime settimane di tregua.

La reazione del governo e lo «sconcerto» a Palazzo Chigi

La prima reazione ufficiosa che filtra dagli uffici governativi è di netto «sconcerto»: il post viene definito come l’ennesima provocazione gratuita, ma da fonti di Palazzo Chigi assicurano che non ci sarà alcuna replica diretta a caldo, né tantomeno una modifica dell’agenda della presidente. L’atteggiamento che prevale, insomma, è quello di non raccogliere l’esca per evitare di alimentare ulteriormente una polemica che rischierebbe di sovrastare i temi sostanziali del vertice, a partire dagli impegni finanziari e industriali che legano gli Stati Uniti all’Europa.

La diplomazia italiana, nel frattempo, lavora per circoscrivere i danni di un post che, per quanto criptico, ha il peso di un gesto politico a tutti gli effetti.

La strategia di Trump su Nato e contratti bellici

Secondo alcune ricostruzioni apparse sulla stampa internazionale, l’attacco a Meloni si inserirebbe in una strategia più ampia della Casa Bianca, volta a ridefinire i termini del contributo economico degli alleati europei alla Nato. La narrazione che Trump ha più volte ripetuto, ovvero che l’alleanza atlantica funzioni come un bancomat per gli Stati Uniti, torna prepotentemente alla vigilia del vertice di Ankara, dove si discuteranno non solo le quote di spesa militare ma anche i rinnovi contrattuali con l’industria bellica statunitense.

In questo quadro, la persona di Meloni diventa funzionale a un messaggio più ampio, indirizzato a tutti i leader del Vecchio Continente: chiunque si mostri troppo accondiscendente rischia di essere esposto al ridicolo pubblico, con l’obiettivo di indebolire la posizione negoziale europea prima ancora che inizino i tavoli di confronto.

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