Finale Mondiali, caos code e sicurezza al massimo. Polemica sul campo e biglietti, Borja Iglesias: “Una vergogna”
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Redazione Sport
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L'attesa per la finale dei Mondiali 2026 tra Spagna e Argentina, in programma alle 15 locali (le 21 in Italia) al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey, è stata segnata da lunghe code e da un dispositivo di sicurezza senza precedenti; già dalle otto del mattino, ora italiana le 14, sugli sterminati piazzali dell'impianto si sono create file interminabili che hanno interessato non solo i tifosi ma anche i giornalisti accreditati, per i quali sono state necessarie oltre due ore per entrare, e le centinaia di dipendenti impiegati nei servizi dello stadio.
Dispositivo di sicurezza da "Sear Level 1"
Alla sfida, che assegnerà il titolo mondiale, è stato assegnato il codice "Sear Level 1" (Special event assessment rating), il grado di sicurezza più alto in assoluto negli Stati Uniti, soprattutto a causa della presenza del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale ha reso necessaria la chiusura al traffico di tutte le strade attorno all'arena entro mezzogiorno.
La Fifa ha raccomandato ai tifosi di arrivare allo stadio con quattro ore di anticipo, dato che i controlli, affidati al Secret Service, l'agenzia federale preposta anche alla protezione del presidente, sono capillari e vengono svolti manualmente ai varchi; sono oltre 8.000 gli agenti e gli operatori che presidiano l'evento, coordinati da un centro di comando situato a Kearny, con la partecipazione di Fbi, dipartimento della Difesa, Homeland security e polizia locale.
A rendere ancora più complessa la situazione, oltre ai rigidi protocolli di sicurezza che hanno trasformato gli accessi allo stadio in qualcosa di simile ai controlli aeroportuali, si sono aggiunte alcune segnalazioni di problemi tecnici ai sistemi di lettura dei biglietti, che hanno ulteriormente rallentato le operazioni di ingresso e contribuito a generare disorientamento tra i tifosi.
Per gestire l'afflusso e ridurre i disagi, l'apertura dei cancelli per i tifosi è stata anticipata di un'ora, mentre sono stati potenziati i mezzi pubblici per raggiungere l'impianto, con il responsabile del comitato organizzatore che ha dichiarato di aver personalmente testato i vari tipi di trasporto per apportare piccole modifiche fino all'ultimo minuto.
Polemica sul prato del MetLife: New Jersey contro Fifa
Ancora prima del calcio d'inizio della finale, un'aspra polemica ha contrapposto la governatrice del New Jersey, Mikie Sherrill, e la Fifa riguardo alla commercializzazione del manto erboso del MetLife Stadium. La federazione internazionale ha iniziato a vendere sul proprio sito web piccole porzioni del campo, incapsulate in resina per preservare l'erba, a partire dal prezzo di 450 dollari fino a 3.000 dollari, con quattro versioni limitate a 2.
026 esemplari ciascuna; questa operazione, se tutti i pezzi venissero venduti, genererebbe un ricavo stimato di oltre 11,2 milioni di dollari.
Tuttavia, l'ufficio del governatore del New Jersey ha contestato duramente l'iniziativa, rivendicando la proprietà del campo e il diritto a beneficiare dei ricavi generati; la New Jersey Sports and Exposition Authority (NJSEA), l'ente pubblico che gestisce il Meadowlands Sports Complex, ha speso oltre 13 milioni di dollari per adeguare il manto erboso agli standard Fifa, con una cifra che copre interamente il costo del campo da gioco.
Il portavoce del governatore Sherrill ha dichiarato che i contribuenti del New Jersey dovrebbero beneficiare di qualsiasi ricavato, sottolineando come la Fifa non possa semplicemente vendere il campo da calcio senza autorizzazione, una posizione condivisa anche dai repubblicani dell'Assemblea del New Jersey, che hanno definito l'ostilità nei confronti della federazione un'iniziativa trasversale.
La replica della Fifa e lo scontro
La Fifa ha respinto le accuse, sostenendo che la vendita del manto erboso sia un'iniziativa guidata dalla città ospitante e non una fonte diretta di guadagno per la federazione; secondo quanto dichiarato da un portavoce, la Fifa incasserebbe solo una royalty simbolica, meno del 5%, per l'uso della propria proprietà intellettuale, mentre la quota maggiore dei ricavi andrebbe al comitato organizzatore New York-New Jersey e verrebbe reinvestita nella regione.
La federazione ha inoltre precisato che per il programma verrà utilizzata solo una piccola porzione del campo, circa cinque metri quadrati, smentendo categoricamente l'idea di un guadagno da 11 milioni di dollari nelle proprie casse.
Borja Iglesias: "Una vergogna"
Il clima di tensione intorno alla finale è stato alimentato anche dalle parole del calciatore spagnolo Borja Iglesias; l'attaccante del Celta Vigo, 33 anni, ha utilizzato i propri canali social per attaccare la Fifa e il suo presidente Gianni Infantino, ripostando uno scatto dello stadio di New York con i costi dei biglietti per i vari settori e commentando in modo lapidario: "Una vergogna".
La contestazione del bomber spagnolo si inserisce nel contesto dei prezzi proibitivi che hanno reso la finale dell'evento con i biglietti più cari della storia, con un prezzo medio che ha superato i 12.000 dollari e picchi di oltre 500.000 dollari sul mercato secondario, alimentando ulteriormente le critiche alla federazione mondiale.




