Il nuovo ds del Cagliari Accardi: "Abbiamo le idee chiare, vogliamo alzare il livello"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   CAGLIARI. Una conferenza stampa lunga un’ora e mezza, quella andata in scena oggi negli spazi di Sa Manifattura, ha ufficialmente battezzato l’inizio della nuova era dirigenziale del club rossoblù. A fare gli onori di casa, il presidente Tommaso Giulini ha introdotto i due nuovi innesti nell’organigramma: il direttore sportivo Pietro Accardi – reduce da un’esperienza non positiva sulla panchina della Sampdoria – e il nuovo responsabile del Settore giovanile Max Canzi.

Ed è stato proprio Accardi, chiamato a succedere a Guido Angelozzi con l’incarico di costruire la rosa per la prossima stagione, a catalizzare l’attenzione dei media presenti in sala. «Le emozioni sono infinite», ha confessato il dirigente davanti ai cronisti, ricordando come da avversario abbia sempre percepito la difficoltà di giocare in un "posto ostico" come questo.

Le priorità di mercato e la "rosa giusta"

Se da un lato Accardi ha voluto rimarcare la propria gratitudine verso Giulini per la fiducia accordatagli, dall’altro ha subito messo le mani avanti, delineando le coordinate tecniche che guideranno le prossime settimane di trattative. L’obiettivo, ha spiegato con chiarezza, è quello di costruire una "rosa giusta", che dovrà essere integrata al più presto nei ruoli lasciati scoperti dalle partenze dei giocatori rientrati dai prestiti – non essendo stati riscattati – con un focus particolare sul reparto di centrocampo, attualmente scoperto.

«In mezzo siamo un po’ corti», ha ammesso il direttore sportivo, sottolineando come, nonostante le idee siano già chiare su chi prendere, sia ancora prematuro fare nomi. La volontà della società, ribadita più volte anche dal presidente Giulini durante l’incontro con i giornalisti accreditati, è quella di proseguire sulla strada del ringiovanimento, dando seguito al progetto di lunga durata che ha convinto il patron a offrire un contratto triennale al nuovo ds.

Il rebus Belotti e il futuro di Prati

Nel corso delle domande, il neodirettore sportivo non ha voluto nascondersi, affrontando anche i casi specifici di due calciatori reduci da esperienze altrove, ovvero Andrea Belotti e Matteo Prati. Sul primo, reduce da un brutto infortunio al crociato che ne ha condizionato l’apporto nella fase finale della scorsa stagione, Accardi ha parlato di un ragazzo che "si è fatto apprezzare per valori umani" e che sta lavorando con grande voglia di ripartire; la società sta ancora facendo le valutazioni del caso per decidere se ripuntare su di lui oppure lasciarlo partire.

Discorso diverso invece per Prati, tornato in Sardegna dopo che il Torino ha scelto di non riscattarlo: il direttore sportivo non ha esitato a definirlo "un patrimonio tecnico", annunciando che sarà regolarmente in ritiro a disposizione del mister per dimostrare il proprio valore, anche se molto dipenderà dalle motivazioni e dalle intenzioni del diretto interessato.

Linea verde e conferme in rosa

Nonostante la volontà dichiarata di alzare il livello della competitività – "l’ha chiesto il mister" – Accardi è stato categorico nel definire la filosofia che ispirerà la campagna acquisti, soprattutto alla luce dell’ingresso di nuovi investitori che guardano al futuro. La linea è quella di preservare lo "zoccolo duro" della squadra che ha conquistato la salvezza, integrandolo con elementi funzionali al gioco del tecnico Pisacane, ma senza stravolgere l’ossatura del gruppo.

«I matrimoni si fanno in due», ha ammonito il dirigente, specificando che al momento non sono arrivate offerte per i calciatori considerati incedibili, mentre per l’esterno Zito Luvumbo starebbero già arrivando due richieste – una dall’Italia e una dall’estero – che la società sta valutando con attenzione. Sul fronte dell’esperienza maturata a Genova, Accardi ha volto pagina senza filtri: «Cadere alla Sampdoria è stata un’opportunità per crescere», ha chiosato, aggiungendo che se vuoi crescere devi cadere e che metterà tutto se stesso anche in virtù degli errori commessi in passato.

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