Il volley femminile italiano domina l’Europa, ma il clamore è altrove

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre a Istanbul, nell’avveniristica Ülker Sports Arena, si prepara la finale di Champions League femminile di pallavolo, c’è un dato che colpisce più di ogni altro: per l’ottava volta nella storia, le squadre italiane si sono aggiudicate tutte e tre le coppe continentali. Novara ha trionfato in Cev Cup, Roma nella Challenge, e ora Conegliano e Scandicci si sfideranno per il titolo più prestigioso. Un dominio incontrastato, eppure l’eco mediatico sembra sordina, quasi che questa supremazia tecnica e organizzativa passi in secondo piano.

Quella di domenica, in diretta su Sky Sport e Dazn, non sarà una semplice partita, ma il coronamento di un percorso che vede l’Italia come faro indiscusso del volley europeo. La Prosecco Doc Imoco Conegliano, detentrice del titolo, punta a confermarsi campione, mentre la Savino Del Bene Scandicci, reduce da una semifinale netta contro le turche del VakifBank (3-0), sogna il primo trionfo in Champions. Una sfida che, al di là del risultato, dimostra come il movimento italiano, fresco dell’oro olimpico di Parigi 2024, sia in una forma mai vista prima.

Quello che colpisce, osservando i numeri, è la freddezza con cui Scandicci ha piegato un avversario blasonato come il VakifBank, squadra con sei titoli continentali alle spalle. Davanti a un pubblico perlopiù schierato a favore delle turche, le ragazze di Massimo Barbolini hanno tenuto i nervi saldi, ribadendo una maturità tattica che pochi si aspettavano. E se Conegliano viaggia con il turbo della continuità – è la sua quinta finale consecutiva –, Scandicci incarna invece la sorpresa, la “Cenerentola” che dopo aver debuttato in Final Four si è subito ritagliata un posto sotto i riflettori.

Mentre Milano, sconfitta in semifinale, affronterà la finalina per il terzo posto, il derby italiano per l’alloro europeo rappresenta l’apice di una stagione che ha consacrato il nostro campionato come il più competitivo al mondo. Eppure, al di fuori della nicchia degli appassionati, pochi sembrano accorgersene. Un paradosso, considerando che stiamo parlando di un settore che, numeri alla mano, regala all’Italia più soddisfazioni di molti altri sport collettivi.

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