Omicidio Vassallo, il Tar del Lazio reintegra il colonnello Cagnazzo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Tar del Lazio, con un'ordinanza che ribalta la precedente decisione amministrativa, ha annullato la sospensione precauzionale dal servizio del colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo, il quale, di conseguenza, torna in servizio a Roma. L'ufficiale, già comandante provinciale dell'Arma a Frosinone, risulta coinvolto nelle indagini coordinate dalla Procura di Salerno sull'assassinio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso nel 2010, la cui figura pubblica era legata a doppio filo con l'impegno ambientalista e la lotta alla criminalità. La sospensione, disposta dal ministero della Difesa nello scorso ottobre in via cautelare proprio in virtù dell'inchiesta giudiziaria, è stata ora giudicata illegittima dai giudici amministrativi, i quali hanno accolto integralmente il ricorso presentato dalla difesa del militare.

Le motivazioni della sentenza amministrativa

I giudici del Tar, nella sezione presieduta da Giovanni Iannini, hanno fondato la loro decisione su una valutazione puntuale degli sviluppi processuali, richiamando in particolare due precedenti pronunciamenti della Corte di Cassazione che, a loro avviso, "avrebbero dovuto incidere in modo determinante sulle valutazioni dell’Amministrazione". Nella motivazione, estesa dal consigliere Claudio Vallorani con il referendario Gianluca Amenta, si legge che "sembra emergere una certa carenza del quadro indiziario tale da incidere anche sui gravi indizi di colpevolezza". Una formulazione, questa, che smonta il decreto ministeriale di sospensione, ritenuto carente nella sua ponderazione alla luce degli ultimi atti giudiziari, i quali avrebbero indebolito la consistenza delle accuse a carico dell'ufficiale.

Il percorso giudiziario dell'inchiesta

Il colonnello Cagnazzo, dopo l'arresto disposto nell'ambito delle indagini sull'omicidio del primo cittadino campano, aveva già riguadagnato la libertà personale nel maggio del 2025, quando il tribunale del Riesame annullò le misure cautelari nei suoi confronti. Quel provvedimento, che riguardò anche altri tre indagati – un imprenditore, un ex pentito e un ex carabiniere – rappresentò una prima significativa battuta d'arresto per l'accusa, segnalando le difficoltà nel mantenere un impianto probatorio ritenuto solido in fase di arresto. L'iter, del resto, si dipana in un'inchiesta di enorme complessità, che ha scavato per anni nelle possibili piste, incluse quelle legate agli appalti e agli interessi criminali sul territorio, senza ancora giungere a una sentenza definitiva.

Le implicazioni del reintegro

Il ritorno in servizio dell'ufficiale, se da un lato chiude provvisoriamente la vicenda disciplinare, dall'altro non pregiudica il corso parallelo delle indagini penali, che proseguono il loro cammino. La distinzione tra il profilo amministrativo, proprio del rapporto di servizio, e quello penale, che attiene alla responsabilità individuale di fronte alla legge, viene così rimarcata dalla sentenza del Tar. Quest'ultima, nel valutare la legittimità dell'atto del ministero della Difesa, ha operato un bilanciamento tra le esigenze di tutela dell'Amministrazione e i diritti del dipendente, privilegiando questi ultimi alla luce delle risultanze giurisprudenziali più recenti. La vicenda, al di là del singolo caso, getta uno sguardo sulla delicata interfaccia tra procedimenti giudiziari in corso e le misure interne di carattere cautelare, mostrando come le une debbano necessariamente adeguarsi agli sviluppi degli altri.

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