Del Fante e quel «passo verso il mercato»: Poste, l’opas su Tim e il rating che sfida i critici

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’operazione da 10,8 miliardi di euro per rilevare l’intero capitale di Telecom Italia non è – a sentire i vertici di Poste Italiane – né una manovra di Stato travestita né un ritorno al passato. Matteo Del Fante, amministratore delegato del gruppo postale, lo ha ribadito in un’intervista al Financial Times, dove ha definito l’offerta pubblica di acquisto volontaria (opas) come «un passo verso il mercato», cioè una mossa che affonda le sue radici in una logica industriale di lungo periodo, non certo in un disegno di ripublicizzazione strisciante. E lo ha fatto con una certa determinazione, visto che il manager – appena riconfermato alla guida di Poste – ha voluto respingere le critiche di chi teme un eccessivo ritorno dell’ex monopolista sotto l’ombrello pubblico.

Del Fante, dalle colonne del quotidiano finanziario, ha ricordato come la costruzione della partecipazione in Tim abbia già prodotto performance superiori alle aspettative. Un dato, quest’ultimo, che serve a sostenere la tesi della creazione di valore attraverso l’integrazione tra le due realtà: da una parte la logistica, i servizi finanziari e la capillarità territoriale di Poste; dall’altra la rete fissa, mobile e le infrastrutture tecnologiche di Tim. Non si tratta, insomma, di una semplice operazione di portafoglio, bensì di un tentativo di ampliare la base clienti e l’offerta tecnologica, come lo stesso Del Fante ha spiegato senza mezzi termini.

La doppia promozione di BofA e quel target price da 28,80 euro

A dare man forte alla narrazione di Del Fante sono arrivati, nel frattempo, i segnali provenienti dal mondo dell’analisi finanziaria. Bank of America ha infatti alzato la raccomandazione su Poste Italiane da «Underperform» a «Buy» – una doppia promozione, per usare il gergo di Piazza Affari – accompagnata da un incremento significativo del target price: 28,80 euro per azione, contro i precedenti 21,50. Un upside potenziale del 35% che, secondo gli analisti, riflette il valore che l’opas su Tim potrebbe sprigionare, con una stima di aumento degli utili per azione (EPS) intorno al 25% entro la fine del 2029.

Non è un dettaglio da poco, visto che lo stesso report di BofA – intitolato non a caso «Un’opportunità unica per segnare un goal» – ha contribuito a sostenere gli acquisti su Poste a Piazza Affari. Le quotazioni hanno beneficiato del doppio upgrade proprio mentre veniva depositato in Consob il prospetto dell’opas, un passaggio formale che avvicina l’operazione alla sua fase esecutiva. E qui si inserisce un elemento non secondario: il mercato, a differenza di alcuni osservatori politici, sembra aver letto la mossa come un’aggregazione a vocazione industriale, non come un’espropriazione occulta.

L’azionariato previsto e quella difesa della «società di mercato»

Del Fante, nell’intervista al Financial Times, ha speso parole precise per smontare il sospetto di un ritorno al controllo pubblico. «Abbiamo dimostrato di essere una società di mercato», ha affermato, rivendicando la natura privatistica dell’operazione anche alla luce della struttura azionaria prevista per la newco che nascerà dall’integrazione. Un’affermazione che non è retorica aziendale, ma una presa di posizione netta contro chi vede in questa opas il fantasma della mano pubblica che riallunga i propri artigli su un pezzo di infrastruttura nazionale.

Certo, il fatto che Poste Italiane sia ancora partecipata dallo Stato (attraverso Cassa Depositi e Prestiti) alimenta da sempre questo tipo di letture. Ma Del Fante ha ribaltato la prospettiva: l’aggregazione, secondo la sua linea, rappresenta esattamente l’opposto di una nazionalizzazione, cioè un’alleanza tra due grandi macchine organizzative che possono competere meglio sui mercati europei delle tlc e dei servizi integrati. E lo ha fatto senza girarci troppo intorno, usando un linguaggio diretto e talvolta perfino brusco, come chi non ha intenzione di chiedere scusa per le proprie scelte strategiche.

BofA, il prospetto Consob e il «valore significativo» dell’integrazione

Tornando ai numeri, Bank of America non si è limitata a ritoccare il target price. Gli analisti hanno sottolineato che l’offerta per Telecom Italia ha il potenziale per creare un valore significativo, un’espressione che nel gergo finanziario pesa quanto un giudizio di merito sull’architettura dell’affare. Non solo: l’incremento stimato dell’EPS del 25% entro fine decennio è una proiezione che ha fatto tremare i polsi degli investitori istituzionali, molti dei quali avevano finora guardato all’opas con scetticismo.

Il deposito del prospetto in Consob – avvenuto contestualmente alla pubblicazione del report di BofA – ha rappresentato il primo atto formale di un’operazione che ora dovrà superare lo scoglio delle autorità di vigilanza e, eventualmente, delle offerte concorrenti. Ma Del Fante, per ora, non sembra preoccupato: «Abbiamo dimostrato – ha ripetuto – di saper creare valore». E intanto le azioni Poste hanno continuato a salire, quasi a voler dare ragione a chi vede in questa opas non un azzardo, ma un’evoluzione naturale di una strategia iniziata anni fa.

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