Il fallimento di Nothegger, il colosso austriaco dell'autotrasporto che operava in Italia, scuote la logistica europea

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un’altra scossa tellurica, e non certo lieve, attraversa il settore dell’autotrasporto europeo, mettendo in ginocchio uno degli operatori storici del Tirolo. Il tribunale regionale di Innsbruck, lo scorso 9 marzo, ha ufficialmente aperto la procedura d'insolvenza sulla Nothegger Transport Logistik GmbH, azienda con sede a St. Ulrich am Pillersee, fondata nel 1992 e divenuta negli anni un punto di riferimento per i collegamenti via gomma tra l’Europa centrale e l’Italia. La dichiarazione di fallimento è arrivata su istanza dell’Österreichische Gesundheitskasse (Ögk), l'ente sanitario pubblico austriaco, che vantava crediti per contributi previdenziali non versati, una mossa che ha fatto emergere un passivo complessivo stimato in circa 15 milioni di euro. Di questi, stando a una prima ricostruzione, 3,2 milioni erano dovuti proprio alla cassa sanitaria, 1,8 milioni all’erario e la parte più consistente, circa 9,3 milioni, a istituti di credito. Una situazione debitoria che il gruppo, nonostante una flotta imponente di oltre 700 veicoli tra trattori e semirimorchi, non è più stato in grado di sostenere.

L’impatto della vicenda, tuttavia, non si esaurisce certo entro i confini austriaci. La Nothegger, infatti, aveva da tempo intessuto una fitta rete di relazioni commerciali con l’Italia, dove poteva contare su sedi strategiche come quelle di Bari, Bolzano e, soprattutto, Robbiate, in provincia di Lecco, nel cuore pulsante della logistica lombarda. È proprio su quest’ultimo snodo che si concentrano ora le maggiori preoccupazioni degli addetti ai lavori: Robbiate rappresentava una testa di ponte fondamentale per i flussi di merci in entrata e in uscita dal Nord Italia, e il suo destino è ora legato a doppio filo a quello della procedura concorsuale austriaca.

La strategia di espansione e il nodo dei debiti pubblici

Fino a pochi mesi prima del tracollo, l’azienda tirolese aveva dato segnali di espansione, come dimostra l’acquisizione, nel novembre 2024, di un’area di 30mila metri quadrati nel Piano per Insediamenti Produttivi di Santhià, in Piemonte. Un investimento importante, quello nel vercellese, che aveva come obiettivo dichiarato quello di servire al meglio la grande distribuzione organizzata, con particolare riferimento a Lidl, di cui Nothegger era già partner logistico. Un’operazione che, alla luce dei fatti odierni, appare ora come l’estremo tentativo di consolidare una presenza che, dietro le quinte, mostrava già crepe profonde. Le difficoltà finanziarie, infatti, non erano emerse all’improvviso: la crisi era latente e molti osservatori del settore segnalavano come il gruppo avesse ampiamente utilizzato gli ammortizzatori e le moratorie fiscali concesse durante la pandemia per tenere a bada le uscite, senza però riuscire a rimettersi in carreggiata quando i termini di pagamento sono tornati a scadere.

Ora che il sipario è calato, i circa trecento dipendenti - molti dei quali impiegati anche nelle sedi italiane - si trovano in una sconcertante limbo. La sensazione, raccolta anche dalla stampa austriaca nei pressi della sede centrale, è quella di uno shock profondo: alcuni lavoratori, interpellati, hanno ammesso di non comprendere appieno le conseguenze di una procedura di questo tipo, continuando a presentarsi al lavoro nell’attesa che qualcosa si chiarisca. Una reazione umanamente comprensibile, che però stride con la freddezza dei numeri. L’Alpenländischer Kreditorenverband ha quantificato le passività in circa 15 milioni di euro, una cifra che rende estremamente complessa l’ipotesi di un risanamento in corsa. Tra l’altro, la struttura societaria articolata del gruppo, che comprende una holding e una società immobiliare, lascia aperto qualche interrogativo sul destino di altre ramificazioni, come la Nothegger Systemlogistik o la controllata in Slovacchia, dove risulta intestata buona parte della flotta.

I riflessi sull'indotto italiano e le prossime scadenze

La procedura aperta a Innsbruck avrà inevitabili ripercussioni anche sull'indotto italiano, in particolare per i numerosi autisti e fornitori che lavoravano stabilmente per la filiale di Robbiate e per quella di Bolzano. Il tribunale austriaco ha nominato un curatore, l’avvocato Ingrid Hochstaffl, con il compito di gestire la fase di accertamento del passivo e valutare se esistano i margini per una cessione dell’azienda o di suoi rami d’azienda. Una prima udienza, cruciale per capire le reali volontà dei creditori, è stata fissata per l’11 maggio, data entro la quale si dovrà decidere se tentare la strada della continuità aziendale o procedere alla liquidazione.

Nel frattempo, il fondatore Karl Nothegger, attraverso una nota diffusa in settimana, ha definito la situazione “assurda”, sottolineando come la vendita di una proprietà immobiliare avrebbe potuto coprire abbondantemente le richieste dell’ÖGK, se solo i tempi della burocrazia fossero stati diversi. Un’argomentazione, quella della mancata tempestività, che potrebbe trovare spazio nelle prossime discussioni in tribunale, ma che al momento non restituisce certo serenità ai lavoratori. I centri di smistamento lombardi, già provati dalle fluttuazioni del mercato, osservano con apprensione l’evolversi della vicenda: la scomparsa di un vettore di queste dimensioni rischia di lasciare un vuoto difficile da colmare sulle rotte del Brennero, con possibili ripercussioni sui flussi di approvvigionamento per molte aziende italiane abituate a fare affidamento sulla solidità logistica del gruppo tirolese.

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