Missili iraniani in direzione di Cipro, allarme per le basi militari britanniche

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministro della Difesa britannico John Healey ha rivelato che due missili, lanciati dall’Iran nel quadro della rappresaglia seguita all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele, sono stati diretti verso Cipro, isola che ospita due basi militari del Regno Unito. Le strutture, e in particolare la base aerea di RAF Akrotiri, rappresentano un hub logistico cruciale per le operazioni occidentali in Medio Oriente, e il fatto che siano finite potenzialmente nel mirino di Teheran ha fatto scattare immediatamente il massimo allerta per il personale e i mezzi ivi stanziati. Healey, intervenuto sui media, ha precisato che al momento non vi è la certezza che l’obiettivo dei vettori fosse deliberatamente quello di colpire le installazioni di Sua Maestà, sottolineando anzi come ci sia un ragionevole margine per ritenere che non lo fosse, ma ha aggiunto come l’episodio dimostri, a suo avviso, la natura «indiscriminata» della risposta iraniana. Una risposta, quest’ultima, che giunge in un contesto di tensione altissima, con circa trecento militari britannici di stanza in Bahrein, e dunque in prossimità di altri obiettivi sensibili nella regione, che si sono trovati esposti al lancio dei missili.

Il dispositivo militare di Londra e le parole di Starmer

Il primo ministro Keir Starmer, riunitosi d’urgenza con il comitato Cobra, ha confermato che aerei britannici sono attualmente in volo sul Medio Oriente, spiegando che la loro missione si inserisce in un quadro di «operazioni difensive regionali coordinate». Si tratta, ha tenuto a precisare Starmer in una dichiarazione televisiva, di azioni volte a proteggere il popolo britannico, gli interessi nazionali e i valori che il Regno Unito persegue nell’area, sottolineando come le capacità difensive dello schieramento siano state recentemente potenziate. Il premier, pur ribadendo che il Regno Unito non ha avuto alcun ruolo nell’offensiva congiunta scatenata da Washington e Tel Aviv, ha definito «assolutamente ripugnante» il regime iraniano, elencando le accuse che gravano su di esso: dalla pianificazione di una ventina di attentati sul suolo britannico alla repressione violenta del dissenso interno, fino al supporto bellico alla Russia, con la fornitura di decine di migliaia di droni. L’atteggiamento del governo di Londra, quindi, si mantiene su una linea di fermezza, con l’obiettivo dichiarato di scongiurare un’escalation più ampia, ma senza nascondere la propria vicinanza agli alleati colpiti e la propria preoccupazione per le ripercussioni che una crisi prolungata potrebbe avere sulla stabilità dell’intera regione.

La presa di posizione dei leader europei e la posizione dell'Italia

Sul fronte continentale, la reazione è giunta all’unisono da Parigi, Berlino e Londra. Emmanuel Macron, Friedrich Merz e lo stesso Keir Starmer hanno diramato una dichiarazione congiunta nella quale condannano «con la massima fermezza» gli attacchi iraniani contro i Paesi dell’area, esortando Teheran ad astenersi da azioni militari indiscriminate. I tre leader, che hanno preso cura di precisare la loro estraneità alle operazioni militari in corso, hanno lanciato un appello affinché si riprendano i negoziati, esortando i dirigenti iraniani a ricercare una soluzione negoziata; l’Eliseo ha poi diffuso una nota in cui si sottolinea l’importanza di evitare un’ulteriore degenerazione del conflitto. A Bruxelles, intanto, trapela una certa cautela: l’Europa, di fatto, non prende le distanze dall’iniziativa di Donald Trump e di Israele, limitandosi a esprimere preoccupazione per le possibili conseguenze. Quanto all’Italia, emerge una crepa nel fronte degli alleati: secondo quanto si apprende, la premier Giorgia Meloni e il suo esecutivo non sarebbero stati avvertiti preventivamente dell’attacco, una circostanza confermata indirettamente dal vicepremier Matteo Salvini, che ha parlato di una informativa limitata ad altri partner europei.

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