"Date il Nobel per la pace a Trump": l’Azerbaigian ringrazia il presidente per l’accordo con l’Armenia
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Redazione Esteri
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La stretta di mano tra Ilham Aliyev, presidente dell’Azerbaigian, e Nikol Pashinyan, primo ministro armeno, ha segnato ieri a Washington la fine di un conflitto trentennale che ha insanguinato il Nagorno-Karabakh. L’accordo, mediato da Donald Trump, non solo sancisce la pace tra i due paesi caucasici, ma apre la strada a una serie di intese bilaterali con gli Stati Uniti, rafforzando la posizione internazionale della Casa Bianca in un’area strategica.
Quello del Karabakh, conteso fin dal 1988 e teatro di due guerre sanguinose, è stato uno dei conflitti più intricati del post-sovietico, con ripercussioni umanitarie spesso ignorate dalla cronaca internazionale. La firma del documento, avvenuta sotto l’egida di Trump – che ha definito l’intesa "un passo storico" – rappresenta una svolta inattesa, considerando le tensioni mai sopite tra Erevan e Baku. "Con questo accordo abbiamo finalmente raggiunto la pace", ha dichiarato il presidente americano, ricordando come la sua amministrazione abbia già mediato tra India e Pakistan, Congo e Ruanda, Thailandia e Cambogia.
Non è un caso che Aliyev, nel ringraziare Trump, abbia auspicato che gli venga assegnato il Nobel per la pace. Una proposta che, al di là delle polemiche, riflette il peso politico di un negoziato che ha superato ostacoli considerati insormontabili. L’intesa prevede non solo la fine delle ostilità, ma anche cooperazione economica e la riapertura dei confini, seppur tra mille cautele.




