"Date il Nobel per la pace a Trump": l’Azerbaigian ringrazia il presidente Usa per l’accordo con l’Armenia
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Redazione Esteri
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A Washington, dove ieri pomeriggio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ospitato il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il leader azero Ilham Aliyev, si è consumato un gesto che pochi avrebbero scommesso di vedere: una stretta di mano tra i due rivali, sigillo di un accordo destinato a chiudere una delle pagine più sanguinose del Caucaso. Dopo trentacinque anni di tensioni, Armenia e Azerbaigian hanno infatti trovato un’intesa sul Nagorno-Karabakh, la regione contesa che dal 1991 ha causato migliaia di vittime e ripetuti scontri, l’ultimo dei quali, nel 2020, aveva riacceso le ostilità in modo drammatico.
La firma della dichiarazione congiunta, avvenuta sotto la regia di Trump – il quale, secondo indiscrezioni, avrebbe lavorato dietro le quinte per mesi – è stata accolta con un plauso immediato da parte di Aliyev. "Il presidente americano ha dimostrato una leadership straordinaria", ha dichiarato il capo di Stato azero, arrivando a suggerire che a Trump "dovrebbe essere assegnato il Nobel per la pace". Un riconoscimento inatteso, che tuttavia riflette il peso dell’intervento statunitense in un negoziato finora dominato da Russia e Turchia, tradizionali potenze di riferimento per Erevan e Baku.
L’intesa, che prevede non solo la cessazione delle ostilità ma anche l’avvio di collaborazioni economiche bilaterali con Washington, segna una svolta significativa. Sebbene i dettagli tecnici restino da definire – inclusi i delicati aspetti legati ai confini e al ritorno degli sfollati – la volontà politica sembra ora consolidata. Pashinyan, da parte sua, ha evitato toni trionfalistici, ma ha ammesso che "senza la mediazione degli Stati Uniti, questo risultato non sarebbe stato possibile".
Quella del Nagorno-Karabakh è una questione che affonda le radici nel crollo dell’Unione Sovietica, quando la regione a maggioranza armena – formalmente parte dell’Azerbaigian – dichiarò l’indipendenza, innescando un conflitto durato fino al 1994 e mai davvero risolto. Le violenze degli ultimi anni, culminate nell’offensiva azera del 2020 che strappò ampie porzioni di territorio alle forze armene, avevano ulteriormente complicato il quadro. Ora, con l’accordo di Washington, si apre una fase nuova, anche se la cautela rimane d’obbligo: passati tentativi di pace, come quello del 2021 mediato da Mosca, si erano rivelati fragili.




